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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Grecia, il "tonfo" peggiore di quello della Borsa

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«La caduta della Borsa era evidentemente ampiamente prezzata. Rispetto a fine giugno la situazione greca è profondamente mutata e c'era chi scommetteva su un'emorragia ancora più pesante», ha commentato un operatore. Sintomo che un accordo è già incorporato nei prezzi delle obbligazioni sovrane, mentre i titoli, soprattutto bancari, sono preda della speculazione pura, essendo molti hedge funds Usa di fatto azionisti privilegiati di quelle banche sulla cui pelle ora si cercano profitti a breve. 

Attenzione però, perché ora si rischia davvero di innescare qualcosa di molto pericoloso ad Atene, visto che in contemporanea con il dato dei mercati finanziari, ieri è arrivata anche la lettura dell'attività del comparto manifatturiero in Grecia a luglio, crollato a tal punto da aver toccato i minimi da 16 anni. L'indice Pmi elaborato da Markit è sceso a 30,2 punti, ai minimi dall'inizio delle serie storiche, rimanendo ben al di sotto la soglia dei 50 punti che separa la crescita dalla contrazione. E il primo grafico a fondo pagina mi pare che spieghi bene la dinamica con cui abbiamo a che fare. Parliamo di 11 mesi di fila di contrazione e con i nuovi ordinativi letteralmente sfracellatisi da 43.2 a 17.9, un'economia morta, un Paese in ginocchio. 

Colpa della troika? No, colpa di Tsipras e delle sue ricette da ospedale psichiatrico, visto che lo scorso anno i dati macro ellenici stavano migliorando e, addirittura, aveva fatto capolino un avanzo primario, ora magicamente tramutatosi in deficit. E a rendere ancora più preoccupante la situazione è che, a fronte dei prezzi delle materie prime crollati ai minimi storici a livello globale per la fine del super-ciclo di mal-investment, in Grecia le aziende non riescono ad approvvigionarsi di quanto serve loro per produrre, una totale assenza di liquidità che sta uccidendo giorno dopo giorno l'economia reale. 

Tutti i dati sono negativi, dalla produzione ai nuovi ordinativi all'occupazione: è un'ecatombe. Da sette mesi di fila la produzione di beni di consumo è in netta contrazione e il calo delle nuove attività in ambito manifatturiero ha spazzato via il precedente record negativo del febbraio 2012, con gli ordinativi per l'export ormai ai minimi storici. E anche se la manifattura rappresenta solo una parte limitata dell'economia ellenica e della produzione totale, la magnitudo del crollo rimanda un segnale decisamente preoccupante per lo stato di salute generale: sembra una barzelletta, ma in strati sempre più ampi dell'economia ellenica sta tornando in voga il baratto, quale unica forma di perpetuazione del commercio a fronte di un sistema bancario congelato e cronica assenza di capitale. 

Ora però guardate gli ultimi due grafici, visto che ieri non soltanto la Grecia ha visto pubblicato dati macro di grande importanza ma anche la Cina, il cui indice Pmi manifatturiero è collassato a 47.8, il dato più basso dal luglio 2013 e in territorio di contrazione sotto quota 50. Attenti, perché la Cina non è la Grecia, fino a tre anni fa era il driver pressoché unico del refolo di ripresa mondiale post-2008: se grippa, con tre bolle in continua espansione (credito, real estate e azionario), ci ritroveremo dritti dritti in una nuova recessione. Oltretutto, senza un Paese in crescita abbastanza grande e forte da garantire un minimo di offsetting.