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SPY FINANZA/ Grecia, il "tonfo" peggiore di quello della Borsa

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Inoltre, Goldman Sachs ritiene che nel solo secondo trimestre di quest'anno gli outflows di capitale abbiano toccato i 224 miliardi di dollari, «un livello superiore a qualsiasi cosa vista storicamente». Di più, stando a calcoli di Lombard Street Research, gli outflows di capitali dalla Cina lo scorso anno avrebbero toccato gli 800 miliardi di dollari. Un diluvio. Ma c'è dell'altro, visto che i calcoli della Cpb sul World Trade Index ci fanno desumere che il volume di spedizioni via mare a maggio si sia contratto dell'1,2% e sia stato negativo per quattro degli ultimi cinque mesi, un qualcosa di molto raro se non all'interno di un ciclo di recessione ufficiale (lo dice la Wolrd Bank, non il sottoscritto) e quasi totalmente ascrivibile al rallentamento dell'economia cinese. Ma il dato del Pil cinese comunicato pochi giorni fa parlava di un 7% di crescita tonda tonda, come si fa a parlare di rallentamento? 

Dipende come si calcola il Pil. Ad esempio Capital Economics pubblica ogni mese il "China Activity Proxy", un misuratore del Pil che si basa su dati come produzione energetica, spazi in costruzione, volumi dei cargo, spostamenti dei passeggeri e treni merci. Bene, in base a questa misurazione l'attuale tasso di crescita di Pechino è al di sotto del 5%. Insomma, al netto del mercato azionario, c'è il rischio che la Cina si tramuti da locomotiva mondiale a dinamo di una nuova recessione globale. Complimenti alle Banche centrali, hanno davvero dato vita a un capolavoro. 

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