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SPY FINANZA/ Oro, un possibile "terremoto" sui mercati

Pubblicazione:mercoledì 5 agosto 2015 - Ultimo aggiornamento:mercoledì 5 agosto 2015, 11.55

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Continua la speculazione sull'oro e la compressione al ribasso del suo prezzo, ormai in maniera palese. I money-managers sono infatti rimasti net-short sul metallo prezioso per la seconda settimana di fila, dopo aver abbracciato la prima posizione ribassista dal 2006 e il valore dei prodotti che tracciano l'oro, come gli Etf, è crollato di 6 miliardi di dollari il mese scorso, il massimo dal settembre 2014, stando a dati di Bloomberg. Con i prezzi ancorati ai minimi da 5 anni, questo trend a detta di Morgan Stanley potrebbe mantenere il mercato in quest'area fino al 2018, visto che solo il 40% di quanto viene estratto o riciclato ogni anno viene venduto come solido in barre o monete. 

Stando a dati della Commodity Futures Trading Commission, gli speculatori detenevano 11.334 contratti net-short al 28 luglio scorso e un gruppo di analisti interpellati di Bloomberg ritiene che il prezzo potrebbe scendere a 984 dollari l'oncia prima di gennaio, soprattutto se passato dicembre la Fed non avrà alzato i tassi nemmeno una volta. 

Ma veniamo ora al perché di questa dinamica, partendo dal primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra che al 31 luglio scorso la Zecca Usa aveva venduto 170mila once di oro da inizio mese, il quinto volume di sempre. Insomma, c'è voglia e domanda di oro fisico tra i cittadini. Il problema è che pare di essere in pieno déjà vu della metà del 2013, quando si registrò il completo collasso presso il Comex delle detenzioni di oro cosiddetto "registered", ovvero disponibile alla consegna. All'epoca l'oro stoccato nei caveau scese di circa 2 milioni di once in solo sei mesi e la responsabilità fu additata a JP Morgan. Ma la questione fondamentale era un'altra, ovvero quel collasso di disponibilità portò la cosiddetta "gold coverage ratio" (cioè il numero di once legate a contratti futures in open interest contro le once di oro fisico registrato) a salire da 20x, di fatto in media con il suo livello a lungo termine, a qualcosa come 112x, cioè c'erano 112 once di oro richiesto per ogni oncia fisica disponibile alla consegna. Con l'inizio del 2014, però, l'ammontare di oro registrato al Comex triplicò, passando da circa 350mila once a 1,15 milioni di once e tutto sembrò stabilizzarsi. 

Ed eccoci arrivare a venerdì scorso, periodo che in gergo di chi opera è definito "month end position squaring", quando i dati di fine mese del Comex facevano notare come 25.386 once di oro registrato (ovvero disponibile alla consegna) erano state ridenominate come eligibili, ovvero non disponibili alla consegna fisica. E come ci mostra il secondo grafico, quel cambiamento di status ha portato l'ammontare totale di oro consegnabile del Comex da 376.906 a 351.519 once, poco più di 10 tonnellate, il volume minimo di sempre! 

Incidentalmente, poi, si è registrata anche la sparizione del 22% dell'oro eligibile nel formato di barre da un kilo, tipologia che tradizionalmente serve come indicatore della domanda cinese: sintomo che con il mercato ormai in bolla totale, i cinesi che hanno ancora qualche risparmio lo indirizzando verso il bene rifugio per antonomasia. Veniamo ora alla parte più interessante, ovvero all'oro di carta, dove le cose sono rimaste immutate, come ci mostra il terzo grafico: l'open interest aggregato sull'oro è cresciuto modestamente a quota 43,5 milioni di once venerdì dai 42,9 milioni del giorno prima. 

 

 

 

 


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