BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DL ENTI LOCALI/ La "manovra estiva" nascosta tra sanità, comuni e province

Infophoto Infophoto

La legge di conversione certifica implicitamente che per gli anni 2016 e 2017 (ma in realtà la stessa cosa vale nel 2015, come ha indicato a più riprese la Corte dei conti) gli equilibri finanziari non reggono e le province potrebbero essere destinate tutte al dissesto. La norma, ovviamente, prelude a ulteriori interventi probabilmente contenuti nella Legge di stabilità per il 2016, nella quale saranno verosimilmente inseriti ulteriori correttivi al caos scatenato dalla legge 190/2015.

Proprio per dare una scossa al processo di attuazione della riforma delle province, fin qui sostanzialmente rimasto bloccato, la legge di conversione del decreto enti locali coinvolge in maniera piena le regioni. Il legislatore nazionale, in poche parole, vuole "stanare" le regioni e costringerle ad adottare entro il 31 ottobre 2015 le leggi regionali per riordinare le funzioni provinciali non fondamentali, in modo da assorbirle o assegnarle ai comuni e, così, "alleggerire" le spese di province e città metropolitane.

Le regioni fin qui hanno fatto melina, guardandosi bene dall'approvare le leggi di riordino, perché avevano perfettamente capito che parte del buco di bilancio creato al sistema degli enti di area vasta dalle norme della legge 190/2014 avrebbe dovuto essere coperto con risorse regionali. La legge di conversione per imporre alle regioni di fare il grande passo e finalmente riordinare le funzioni provinciali accollandosi la necessaria spesa, le mette con le spalle al muro (in modo, forse, non del tutto rispettoso della Costituzione): se, infatti, alla data del 31 ottobre 2015 le regioni non avranno riordinato le funzioni, dovranno rifondere, entro il 30 novembre 2015 ed entro il 30 aprile di ogni anno successivo, alle province e alle città metropolitane le spese che avranno continuato a sostenere per le funzioni non fondamentali. E sarà lo Stato a stabilire con proprio decreto quanto le regioni dovranno versare agli enti di area vasta, a sottolineare lo scopo sostanzialmente sanzionatorio della disposizione.

C'è, poi, il capitolo dedicato alle assunzioni nei comuni, congelate dalla legge 190/2014, allo scopo di agevolare la mobilità di 20000 dipendenti provinciali circa in sovrannumero. Il blocco delle assunzioni imposto dalla Legge di stabilità 2015 si è rivelato eccessivamente esteso, perché ha coinvolto tutte le figure professionali, anche quelle del tutto assenti o scarsamente presenti negli enti di area vasta. La legge di conversione sblocca per i comuni la possibilità di assumere liberamente personale in possesso di titoli di studio abilitanti o di abilitazioni professionali necessarie nell'ambito dei servizi educativi e scolastici, dopo aver esaurito eventuali graduatorie vigenti e verificato l'assenza di tali figure professionali presso le province. In questo modo potranno essere assunti educatori e docenti di scuole materne e asili nido.

La legge di conversione rimedia, poi, a una clamorosa svista dello stesso d.l. 78/2015, che allo scopo di favorire (anzi di obbligare) il trasferimento degli agenti di polizia provinciale verso i corpi di polizia comunale, aveva vietato di effettuare assunzioni di vigili a qualsiasi titolo, impedendo anche di reclutare i vigili stagionali. Le modifiche apportate all'articolo 5 del d.l. 78/2015 permettono, ora, ai comuni di espletare i concorsi per gli stagionali e sanano anche le assunzioni di stagionali eventualmente effettuate in violazione delle disposizioni del decreto.