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DL ENTI LOCALI/ La "manovra estiva" nascosta tra sanità, comuni e province

Pubblicazione:giovedì 6 agosto 2015

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Resta, tuttavia ancora aperto il problema del reperimento di figure professionali estremamente importanti per i comuni, come gli assistenti sociali, anche se la deliberazione 19/2015 della Sezione Autonomie della Corte dei conti sembra ammetterla. Sempre la Sezione Autonomie, con la delibera 26/2015 (oggettivamente di legittimità molto dubbia) è intervenuta sul d.l. 78/2015, concedendo ai comuni la possibilità di allargare ulteriormente le possibilità di assumere autonomamente al di fuori del blocco imposto dalla legge 190/2014, utilizzando i resti delle risorse da destinare ad assunzioni non utilizzati per qualsiasi causa negli anni 2011-2013.

La disposizione che prevede un finanziamento di 180 milioni in due anni da parte dello Stato per i Centri per l'impiego delle province, infine, perde di rilievo dopo la stipulazione dell'intesa tra Stato e regioni dello scorso 30 luglio, con la quale si stabilisce che nel periodo transitorio da qui alla riforma della Costituzione, le regioni acquisiranno i servizi per il lavoro e i Centri per l'impiego quali proprie articolazioni territoriali e concorreranno almeno fino al 31 dicembre 2016 alla spesa per il personale addetto con contratti a tempo indeterminato (circa 250 milioni l'anno) per un terzo, mentre i restanti due terzi saranno a carico dello Stato.

Resta, comunque, fortissima l'impressione che la conversione del decreto enti locali sarà solo uno di tantissimi altri correttivi a una serie di discipline - la finanza pubblica locale, la riforma delle province, la spending review - destinate a continui stop and go, modifiche, revisioni, in un quadro convulso e poco coordinato.



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