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RIPRESA?/ Italia, un'occasione storica per uscire dal tunnel

Pubblicazione:venerdì 7 agosto 2015

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In parte è un fenomeno fisiologico, necessario per inseguire la domanda sui mercati. Ma è anche uno degli effetti della crisi demografica di casa nostra, che tanto incide anche sulla crescita dei consumi e di riflesso del Pil, e che non è possibile contrastare senza una politica della famiglia e un approccio all'immigrazione, grande risorsa più che problema, profondamente diversa e innovatrice. Oltre a essere uno dei costi delle mancate riforme, dalla giustizia alla Pubblica amministrazione, che rendono così difficile scegliere l'Italia come base produttiva. 

Al di là dei nodi strutturali già denunciati in mille occasioni va comunque sottolineato un fatto nuovo: la crisi, come si è spinto a dire Carlo Messina, è finita. Dal disastro degli ultimi sette anni che è costato all'Italia circa un quarto della capacità produttiva (poco meno del 43-45%, quando venne danneggiato il 35-40% della nostra struttura industriale) si riemerge con molte macerie, sia fisiche che virtuali: i capannoni dismessi da Biella al Nord- Est non verranno occupati mai più da telai o torni, ma faranno da sede per ipermercati o outlet. Oppure, com'è accaduto nelle vecchie capitali industriali d'America, serviranno a ospitare le officine dei makers alle prese con piccole produzioni in 3-D. Molte aziende, nel frattempo, hanno cambiato casacca, come è accaduto, ultimo esempio, ad Italcementi acquisita da Heidelberg Cements. Ma molte altre potrebbero nascere, in un ambiente più propizio. È l'opinione di Mediobanca, che ha deciso di tenersi strette le azioni di Italmobiliare, orfana della presenza storica nel cemento, "perché potrebbe essere profittevole partecipare alle nuove imprese del gruppo Pesenti". 

È una situazione nuova che richiede risposte nuove: più concorrenza, più risorse sottratte alle lobbies grandi e piccole e alle corporazioni, meno pressione fiscale sia sui privati che sulle imprese. La caduta dei prezzi petroliferi e degli oneri del debito pubblico, assieme al miglioramento dello stato di salute di banche e imprese, offre un'occasione storica per uscire una volta per tutte dal tunnel. Non perdiamola. 



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COMMENTI
07/08/2015 - Draghi, moderno John Maynard Keynes! (Silvano Rucci)

La cura Draghi sta tornando utile! Grazie alla cura Draghi ma anche grazie alle teorie espansionistiche consigliate dalla rivoluzione keynesiana di John Maynard Keynes, uno dei più grandi economisti del XX secolo, la luce in fondo al tunnel si comincia ad intravvedere! L’Espansionismo dimostra che attraverso l’austerità non si ottiene una massiccia ripresa, ma soltanto misera sopravvivenza! Per una efficace ripresa macroeconomica occorre espansione monetaria, mentre con austerità si ottengono lunghi periodi di “vacche magre”! Auguriamoci che anche la Grecia si salvi con teorie Draghiane!