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SPILLO/ La festa delle banche e il "trucco" sull'aumento del credito

Pubblicazione:venerdì 7 agosto 2015

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Le notizie che escono dalle semestrali delle due principali banche italiane hanno dato allegria e voce ai banchieri, che si sono presentati finalmente in pubblico con numeri con il segno più e con la voglia di annunciare la fine della crisi. Sul fronte opposto, quello degli imprenditori, non poche perplessità non soltanto per i dati poco positivi sulla produzione industriale (-1,1% su maggio) e sulla stasi degli investimenti, ma anche in relazione all'ottimismo verso il ritorno del credito. Cosa c'è dietro le notizie e a questo atteggiamento così diverso? Pochi punti da analizzare con oggettività.

Profitti ma senza crescita Sul fronte banche le due semestrali di Unicredit e Intesa SanPaolo dicono che cresce l'utile netto ma non altrettanto i ricavi. Per Intesa i ricavi caratteristici - depurati dal trading - crescono del 3%, grazie a un altro balzo notevole delle commissioni, mentre per Unicredit sono scesi dell'1,3%. Invece decolla l'utile netto da 700 milioni a 2 miliardi per Intesa (+178%) e flette da 1,116 a 1,034 miliardi (-7%) per Unicredit, grazie a due soli fattori positivi: il calo delle rettifiche su crediti (per Intesa) e delle imposte per entrambe. 

La grande banca non cresce o cresce pochissimo, ma dopo 7 anni di crescita vertiginosa delle sofferenze ha fermato l'emorragia (deve vendere quelle vecchie però) e ha ricevuto benefici fiscali molto importanti. In assoluto sono risultati che non parlano bene per il futuro delle banche, ma temporaneamente possono fare contenti la Borsa e gli azionisti depressi da diverse stagioni di perdite.

Il credito all'economia langue. A prescindere dalle dichiarazioni dei rispettivi Ceo, gli impieghi alla clientela sono cresciuti di un misero 1,6% per Intesa e calati dello 0,2% per Unicredit. C'è stato di mezzo il calo dei tassi, la pioggia di liquidità del Qe di Draghi, ma i finanziamenti non sono ancora rimbalzati. Eppure l'Abi canta vittoria e annuncia che i finanziamenti alle imprese sono cresciuti del 16% nei primi sei mesi dell'anno. Dove sta il trucco? 

È un po' come il gioco delle tre carte, usando con abilità le percentuali. I finanziamenti alle imprese, ad esempio, sono scesi nel 2014 da 837 miliardi a 808 (-4%). La differenza è sempre l'effetto netto tra i flussi di rimborsi e di nuove erogazioni, sulle quali non esistono dati facilmente reperibili. Ipotizziamo che vi siano stati nel 2014 150 miliardi di erogazioni e 179 di rimborsi e riduzioni per fare -29 miliardi di differenza. Se nel 2015 vi fossero stati nel primo semestre 90 miliardi di erogazioni e 90 miliardi di riduzioni (pari a metà del 2014), il credito totale non sarebbe cresciuto. In effetti i dati ufficiali indicano un calo sino a maggio da 808 a 803 miliardi, ma l'Abi potrebbe dire - come ha fatto l'altro giorno - che le nuove erogazioni sono cresciute in sei mesi (nell'esempio da 75 a 90 miliardi, pari al 20%). Purtroppo non è dato sapere i rimborsi, ma se il credito totale non è cresciuto è facile arrivarci… I numeri sono utilizzabili a piacere e le imprese non capiscono il trucco.


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