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IL CASO/ La grande balla del baratto delle tasse

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Dove voglio andare a parare? Arrivo subito. Un sociologo poco “sociologico” come Aldo Bonomi ha scritto un importante saggio per Feltrinelli nel 2010: Sotto la pelle dello Stato. Rancore, cura operosità , in cui l’art. 24 del Decreto “Sblocca Italia” è preconizzato, in chiave critica, perché frutto della dialettica strumentale e strumentalizzata tra cittadini divenuti sudditi, perché l’indebitato è un suddito in questa società, e lo Stato, il parastato e le forme istituzionali affini, secondo la quale chi sta sotto e non ce la fa mastica rancore e chi sta sopra e usufruisce anche delle tasse di chi sta sotto, si auto legittima o rilegittima assorbendo tutto, anche il debito e il fallimento dell’altro. 

Tradotto: se non posso governare e ridare ordine alla società, allora invento la sussidiarietà coatta. Il che, si badi, potrebbe anche non fare male a nessuno e in fondo illudere chi la presta che lassù qualcuno mi ama. Ma, in realtà, è il segno dell’antico rovesciamento diabolico, già individuato dai Padri Greci e mirabilmente, infine, da Sant’Ignazio di Loyola, per cui ciò che è reale, la concretezza umana che vive e prospera dal basso, deve risalire la china aggrappata alla falsa chance di riabilitazione, parziale, concessa da chi non teme di dichiarare che, però, alla fine i conti devono tornare e quindi chi oggi taglia il prato del Comune deve prima ringraziare e dopo continuare a pagare, sempre di più, come tutti gli altri, perché il caos deve farla da padrone. Quel caos che puzza di solidarismo peloso, come lo zolfo semantico del diavolo in libera uscita. La nostalgia per Pio XI e anche qualche bel marxistone di un tempo è diventata ormai inarrestabile, per quel che vale.



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