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SPY FINANZA/ I "tonfi" in arrivo tra Canada e Cina

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Ma a quale prezzo, visto che in luglio la Bank of Canada ha tagliato i tassi allo 0,5%, secondo taglio da inizio anno? Anche perché l'ultimo report della Toronto-Dominion Bank parla chiaro: «Preso il dato nell'insieme, gli indicatori chiave per il bilancio del settore immobiliare continuano a sottolineare la vulnerabilità del mercato real estate di Vancouver e Toronto a significative correzioni nei prezzi e nell'attività. Alla luce delle performance di prezzi degli ultimi 3-5 anni e del grande rischio legato all'offerta, questa vulnerabilità appare sempre crescente». Per anni, i prezzi delle case sono cresciuti più velocemente dei redditi, ma anche con tassi ultra-bassi e prestito aggressivo, il pool di potenziali compratori si sta restringendo, visto che una crescente proporzione della popolazione locale sta per essere messa ai margini del mercato dalla crisi del petrolio e il mercato non potrà basarsi per sempre sui compratori stranieri, soprattutto i ricchi cinesi, i quali con ogni probabilità venderanno più che comprare, essendo incorsi in perdite legate al mercato azionario interno. 

Ed ecco una correlazione che in pochi si aspettano, ovvero quella tra Canada e Cina proprio legata al comparto immobiliare. Mentre infatti il mondo (alla buon'ora) è tutto concentrato sull'andamento del mercato azionario da reparto psichiatrico di Shanghai e Shenzhen, si sta colpevolmente sottovalutando il settore real estate del Dragone, vera e propria bomba a tempo che comincia a ticchettare. Negli anni, infatti, sono stati gli investimenti a guidare maggiormente la crescita del Pil stellare cinese, arrivando addirittura al 48%, molto ad di sopra dei livelli raggiunti da altri mercati emergenti, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Quello che si conosce meno è il fatto che all'interno di quella voce è proprio il real estate ad aver fatto la parte del leone: se gli investimenti sono saliti da circa il 34% del 2000 all'attuale 48% del Pil, nello stesso periodo l'immobiliare è passato da meno del 4% a circa il 15% del Pil! 

E con gli analisti che hanno già anticipato un sostenuto rallentamento del comparto negli anni a venire, il secondo grafico deve davvero far spaventare, visto che mostra la correlazione tra real estate e altre parti dell'economia come vendita di automobili o produzione di acciaio (basti ricordare che il ramo immobiliare conta direttamente e indirettamente per il 50% di tutto il metallo utilizzato, stando a dati di Barclays). E l'ultimo grafico è ancora peggiore, visto che su stime di McKinsey, scopriamo che circa metà del debito cinese è legato al real estate! 

Insomma, l'outllok per il settore real estate cinese rimane il più importante, anche delle equities e il path di medio termine pare chiaro, ovvero un continuo e pluriennale rallentamento di ogni significativa proporzione, anche se non un imminente collasso. Il problema è che a questa dinamica e alle sue proporzioni vanno unite la bolla azionaria, il sistema bancario ombra, le sofferenze bancarie ormai a livello insostenibile nei bilanci degli istituti e la riforma della governance della aziende a controllo statale. Tutte variabili che potrebbero andare fuori controllo, sia per fattori esogeni che endogeni e che potrebbero innescare reazioni a catena su un'economia e un debito che non è certo quello canadese, visto che il debito totale della Cina - governativo, privato e corporate - ha raggiunto a luglio i 28 triliardi di dollari! 

I cali dello Shanghai Composite e di Shenzhen, in effetti, sono poca cosa in confronto. Unica la dinamica che unisce queste due realtà, Canada e Cina: il mal-investment da tassi troppo bassi, come denuncia da sempre la Scuola Austriaca di Economia. Ma voi continuate pure a dare retta a Krugman e ai profeti keynesiani.

 

 

 



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