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SPY FINANZA/ I "tonfi" in arrivo tra Canada e Cina

Pubblicazione:sabato 8 agosto 2015

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«È una tornata elettorale basata su chi proteggerà la nostra economia in un periodo di crescente instabilità globale». Così Stephen Harper, il primo ministro canadese, ha ufficialmente dato il via alla campagna elettorale per le politiche del prossimo 19 ottobre, atto cui è seguita la richiesta ufficiale di scioglimento del Parlamento al Governatore generale, David Jonhston. E ancora: «Questi non sono tempi per schemi economici rischiosi che stanno facendo molti danni in altre parti nel mondo, è tempo di stare in carreggiata e ben ancorati ai nostri piani». Il problema è a quale corso si riferisca Harper, visto che il Canada è già oggi in recessione tecnica. E, come potrete immaginare, è stato il prezzo del petrolio a dare il colpo di grazia a un'economia già abbastanza fragile e con un'esposizione molto alta al mercato immobiliare, strettamente correlato a quello energetico, tanto che a Calgary, nello stato dell'Alberta, epicentro della crisi del greggio, le vendite di immobili sono scese del 14% a luglio su base annua, stando a dati del Calgary Real Estate Board, mentre da inizio anno il calo è stato addirittura del 25%. E se per mesi il governo ha detto che il ciclo ribassista di petrolio e altre commodities non avrebbe contagiato l'economia nel suo insieme, ora quel contagio è sotto gli occhi di tutti.

Il Business Barometer Index sulla fiducia delle piccole imprese è sceso a luglio a 58,2, la peggior lettura da metà 2009 e un livello che corrisponde a un'economia in contrazione: «Normalmente il barometro oscilla tra 65 e 70 quando l'economia cresce in base ai suoi potenziali», si legge nel report. E all'inizio di questa settimana Statistics Canada ha confermato che il Pil a maggio è sceso per il quinto mese di fila, «un dato molto peggio del consensus piatto che attendevano gli analisti», ha dichiarato Matthieu Arseneau, senori economist alla National Bank Financia. 

Le cifre parlano da sole: le industrie produttrici di beni hanno visto un calo della produzione dello 0,6%, visto che i cali dei settori minerario e gas/oil (-0,7%), manifatturiero (-1,7%) e utilities (-1,4%) hanno annullati i progressi registrati in costruzioni (+1%) e agricoltura (+0,2%). Come conseguenza, la produzione industriale è calata dell'1,2%. La produzione del settore dei servizi è calata dello 0,1%, visto che i cali nei settori vendite (-1,0%), trasporti (-0,3%), finanza/assicurazioni (-0,3%) e cultura/informazione (-0,3%) hanno operato più che un offsetting sugli aumenti di real estate (+0,4%) e servizi legati a hotel e ristoranti (+0,9%).

Nel periodo marzo-maggio, l'economia canadese si è contratta a un tasso annualizzato dell'1,8%! Il primo grafico a fondo pagina parla da solo e ci dice che la crescita economica è stata in contrazione per sei degli ultimi sette mesi. Il report prosegue, sottolineando come «se i cali nei comparti manifatturiero, energetico e delle vendite erano attesi, sono stati sorprendenti quelli giunti da altri settori. Ora ci vorrà una lettura di oltre l'1% in giugno per evitare un dato negativo per il Pil del secondo trimestre». Altrimenti, avremo due trimestri negativi di fila, quindi la recessione tecnica in base alla definizione della World Bank. 

E ancora, «le industrie produttrici di beni hanno ricevuto il colpo peggiore, con la produzione giù dello 0,6% in maggio, quinto mese di calo di fila. E ora anche la speranza dell'economia canadese, i servizi, sono in stallo, con il dato di maggio a -0,1%». Il secondo grafico, è esplicativo della situazione. In positivo, come abbiamo visto, il comparto costruzioni e real estate, ma c'è poco da rallegrarsi, perché queste componenti sono legate direttamente alla bolla immobiliare, ancora ai massimi sia a Toronto che a Vancouver e che deve essere mantenuta tale a tutti i costi per mantenere i benefici di cui godono i settori correlati, dalle costruzioni, appunto, fino ai brokers. 

 

 


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