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FINANZA E POLITICA/ Banche, autostrade, aeroporti, riecco il duello leghista Tosi-Zaia

Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto) Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto)

Nessuno si è stupito, quindi, se nell'ultimo fine settimana sia stato proprio Tosi a rompere il silenzio estivo che aveva accompagnato la notizia della vendita al gruppo iberico Abertis dell'Autostrada Serenissima (Brescia-Padova e Valdastico, che proprio in questi giorni sta inaugurando nuovi tratti). Una storia fin troppo classica di privatizzazione finita fuori Italia, con Intesa Sanpaolo e i gruppo Astaldi e Tabacchi pronti a disfarsi della sezione centrale della A4. Nel 2007 i trevigiani Benetton avrebbero ceduto ad Abertis l'intera società Autostrade se il premier Prodi (che gliele aveva vendute dieci anni prima) non avesse fischiato un brusco stop). Ora Tosi ha buon gioco nell'accusare il governo Renzi di non vigilare sull'italianità di infrastrutture centrali per l'Azienda-Paese: ma non è difficile immaginare che Tosi non si limiti alla semplice polemica politica, ma tenga in serbo interventi di tipo finanziario (ad esempio l'ingresso di investitori locali a fianco di Abertis). 

Non da ultimo l'aeroporto Catullo di Verona è nuovamente centrale: vero outsider fra i due hub intercontinentali di Milano e Venezia, recentissimamente individuati assieme a Roma nel nuovo piano-aeroporti stilato dal ministro Graziano Delrio. Se Bergamo è in via di aggregazione con Linate e Malpensa, se Brescia-Montichiari non è mai decollato, è Verona che può fare la differenza per l'aeroporto "zaiano" di Venezia.

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