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FINANZA E POLITICA/ Banche, autostrade, aeroporti, riecco il duello leghista Tosi-Zaia

Pubblicazione:martedì 1 settembre 2015

Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto) Flavio Tosi, sindaco di Verona (Infophoto)

Sono passati cento giorni dalla riconferma netta di Luca Zaia alla presidenza della Regione Veneto e dalla fine (almeno apparente) del dream del super-sindaco di Verona, Flavio Tosi: battere nel centrodestra le orme del collega fiorentino Matteo Renzi. Ma al "capodanno" di settembre, i fratelli-coltelli della Lega veneta - ufficialmente in armistizio - tornano a confrontarsi su un terreno diversamente politico: quello della grande finanza e delle grandi infratsrutture. E qui il gap elettorale fra Zaia e Tosi sembra lontano, anzi. Banche, autostrade, aeroporti: tre dossier al cui tavolo la Verona di Tosi sembra sedersi con più determinazione, più argomenti, non da ultimo più quattrini.

L'ultimo fine settimana di agosto ha segnato la conclusione del lungo inseguimento della vigilanza Bce alla Popolare di Vicenza e a Veneto Banca. Le rispettive semestrali hanno rivelato definitivamente situazioni di bilancio estremamente difficili: soprattutto a Vicenza, dove proprio le ultime verifiche hanno confermato un corto circuito fra prestiti ai soci e sottoscrizione di titoli para-patrimoniali. Due banche "zaiane": la Veneto ha base a Montebelluna, entro la roccaforte trevigiana del governatore; la Vicenza del presidente dimissionario Gianni Zonin sembra invece aver fatto una scelta di campo precisa, arruolando negli ultimi giorni come dirigente-lobbyista uno degli spin-doctor di Zaia, il giornalista romano Giampiero Beltotto.

Diversamente da un tempo, tuttavia, Vicenza e Montebelluna sono oggi due fardelli, due fonti di rischio: non diversamente dall'indebitata Fondazione Cassamarca. ormai lontana dal passato ruolo di azionista-chiave di UniCredit. Obbligate a ricapitalizzare (Vicenza ha annunciato un aumento da 1,5 miliardi "senza prezzo base", con potenziale penalizzzaione totale per gli attuali soci) le due Popolari del Veneto orientale saranno anche costrette a trasformarsi in Spa dalla recente riforma. La loro autonomia è ormai poco più che virtuale e non è facile che possano neppure negoziare una resa onorevole, scegliendosi il partner-acquirente. 

Ben differente la situazione del Banco Popolare: che rimane una delle prime cinque banche italiane e che si profila come il vero baricentro del risiko in arrivo. Bpm e Ubi Banca sono state a più riprese in colloqui con il Banco pilotato da Carlo Fratta Pasini e da Pierfrancesco Saviotti. Obiettivo un super-polo privato del Nord-Italia presidiato da un nocciolo duro misto di Fondazioni (a cominciare dalla Cariverona, sganciatasi dal consiglio UniCredit) e di imprenditori privati. Non sorprende che, quando i giochi si stanno facendo reali, il presidente di Veneto Banca, Francesco Favotto, abbia chiesto udienza a Verona. Dove il sindaco Tosi da sette anni tiene all'assemblea del Banco un intervento key-note, a segnalare un preciso patronage del municipio.

Il primo cittadino scaligero, del resto, è ben allenato a prendere posizioni su temi finanziari. Nel 2009 fu il primo ad attaccare la mini-scalata della Libia in UniCredit e certamente il suo pressing contribuì alla dimissioni traumatiche di Alessandro Profumo.


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