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MERCATI/ Ora la Cina scarica la sua crisi sui T-bond (e sulla Fed)

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Avendo riserve per 3,6 triliardi di dollari, la Cina ha di fatto circa 2 triliardi di liabilities fra carry trades speculativi, debito, inflows di equity, depositi e prestiti esteri che possono divenire fonte di outflows. Il timore è un effetto cascata, visto che in tempi di instabilità come questi la gente potrebbe cominciare a chiedersi quale sarà la durata ulteriore del QT cinese e decidere di scappare. Ma qual è, di converso, il risvolto positivo di questa dinamica? Facile, un'altra o più Banche centrali entrerebbero in gioco per tamponare il gap della PBOC, quindi se in Cina c'è il QT, la risposta keynesiana (e pavloviana) è più QE altrove, in Europa, in Giappone o più facilmente negli Usa con un bel QE4 emergenziale che prenda il posto dell'aumento dei tassi di un quarto di punto.

C'è però una questione: operando in questo modo, la Fed perderebbe anche il suo residuo di credibilità. E in un mercato che si basa solamente sull'azione delle Banche centrali, che la più importante al mondo non sia più ritenuta affidabile dagli operatori è un bel guaio, prodromico a molti altri "Black Monday" o a una correzione in grande stile, seguita da una nuova recessione globale. In effetti, pensateci: al netto di una realtà cinese che era nota da anni a chi opera sui mercati (i media sono altra cosa), perché il mercato ha reagito così violentemente agli sviluppi occorsi nelle ultime tre settimane in Cina? Non per i crolli in Borsa o per la debolezza dello yuan ma per quanto sta accadendo alle riserve cinesi e, di fatto, alla liquidità globale. A partire dal 2003 la Cina ha infatti cominciato un'operazione senza precedenti di accumulazione di riserve valutarie (oltre che di oro fisico), acquistando assets stranieri per almeno 4 triliardi di dollari, di fatto più di tutti i programmi di QE della Fed combinati insieme. Detto fatto, l'impatto a livello globale fu lo stesso di un QE, visto che la moneta che la PBOC stampava e usava come liquidità per acquistare bond stranieri manteneva i rendimenti bassi, la curva piatta e si sostanziava in quello che gli analisti chiamano "bond conundrum". Ora il quadro è cambiato, perché dalle aspettative di un QE cinese in piena regola - o, per lo meno, del mantenimento di quello mascherato operato finora - si è passati al QT, ovvero uno yuan più debole che comporta e stimola fughe di capitali cui si fa fronte attraverso l'utilizzo di riserve estere che vengono utilizzate ora come mero scudo per la difesa dello yuan e non più come mezzo di detenzione e acquisti di assets stranieri, obbligazioni governative in testa.


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