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EVASIONE IVA/ Quei 47 miliardi persi per colpa di una riforma fiscale (che non c'è)

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Il primo modo di ridurre l'evasione è dunque ridurre la pressione fiscale: una cura dimagrante dello Stato.

Ma il peso fiscale, ancorché preponderante, non spiega tutta l'evasione in Italia. Come abbiamo visto, nei paesi con maggiore pressione fiscale l'evasione non è così elevata come in Italia. Qui subentrano altre considerazioni, tra cui: la specificità della struttura produttiva italiana, la chiarezza delle regole fiscali (leggi ben scritte), l'efficienza della macchina burocratica (meccanismi di riscossione) e della giustizia tributaria (certezza delle sanzioni). 

In un studio pubblicato pochi giorni fa l'Ocse evidenzia che i redditi prodotti dalle piccole-medie imprese (pmi) italiane sono tra i più tassati dei paesi avanzati, specie i redditi da lavoro. Ora, se è vero che le pmi pesano per oltre il 90% sul tessuto produttivo in quasi tutte le economie avanzate, in Italia il fenomeno assume contorni ancora più significativi, in quanto esse impiegano oltre il 70% della forza lavoro e le micro-imprese, cioè quelle con 1-9 addetti, contribuiscono al valore aggiunto italiano per oltre il 25% (siamo dietro solo a Grecia, Lussemburgo e Norvegia). Sono proprio quest'ultime imprese, la spina dorsale e la specificità della produzione italiana, a soffrire maggiormente il peso della tassazione, in particolare a causa dei costi fissi (spese per la tenuta della contabilità, dichiarazioni, ecc.), pur a fronte delle facilitazioni fiscali previste.

La semplificazione fiscale è dunque l'altra strada da percorrere per evitare effetti redistributivi perversi, a danno cioè di chi ha minori capacità di "difendersi" (piccoli consumatori, piccole e micro-imprese).

Infine, è noto che l'incentivo a evadere le imposte è tanto maggiore quanto minore è la probabilità di essere scoperti o di essere sanzionati. Pertanto l'ammodernamento dei meccanismi di riscossione e di sanzione è un passo necessario per ridurre fenomeni fraudolenti.

Concludendo, per uscire da questa spirale non servono ricette magiche o richiami moralistici, ma riscrivere un patto di civiltà tra lo Stato e i cittadini, valorizzando le specificità Italiane.

Non più uno Stato paternalista, che per garantire tutto a tutti assume dimensioni spropositate e accetta ipocritamente tassi di evasione altrettanto enormi (magari confidando che i soldi rientrino dall'estero con qualche condono) essendo, così, forte coi deboli e debole coi forti, ma uno Stato "socio" di chi produce e investe, siano essi imprenditori o lavoratori. Nel quadro di competizione globale in cui ci troviamo e ci troveremo sempre più in futuro, non servono tanto discussioni di principio intorno allo Stato, ma argomenti di buon senso e decisioni ispirate da sano realismo: poche regole ma precise, poche tasse ma chiare. Stiglitz, premio Nobel dell'economia, ha scritto che un sistema tributario ideale dovrebbe essere ispirato a 5 principi: efficienzaequità, semplicitàflessibilità trasparenza. 


COMMENTI
10/09/2015 - Direzione opposta (Vittorio Cionini)

Da diversi decenni non passa giorno che non ci si imbatta in inviti pressanti alla riduzione del carico fiscale, alla semplificazione delle regole (non solo tributarie), alla ricerca della "efficienza ed efficacia", alla sburocratizzazione della pubblica amministrazione. Per rendersi conto di quanto si sia lontani da questi obiettivi e come invece si stia viaggiando nella direzione opposta basta leggere il contenuto, non solo i titoli, dei provvedimenti legislativi riguardanti l'informatizzazione della PA. Anche quelli recentissimi. Fatturazione elettronica, protocollo informatico, passaggio alla nuova contabilità armonizzata, posta elettronica certificata, anagrafe centralizzata della popolazione etc sono innovazioni dove la "digitalizzazione" dei processi é stata incapsulata in complicate regole burocratiche che fanno rimpiangere la penna d'oca, la carta pergamena e i piccioni viaggatori.