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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Se la Banca Mondiale tira per la giacca la Fed sui "tassi zero"

A luglio il surplus commerciale tedesco è salito al record assoluto di 25 miliardi di euro. Nonostante le critiche, la Germania ringrazia la Bce e il suo QE. MAURO BOTTARELLI

Janet Yellen (Infophoto)Janet Yellen (Infophoto)

Fino a che gente come me è costretta a difendere con le unghie e con i denti le sue convinzioni, zigzagando tra accuse di complottismo e pessimismo cosmico, vuol dire che c'è ancora speranza. Quando invece sono le cosiddette fonti ufficiali a confermare che c'è qualcosa che non va, allora vuol dire che la situazione sta pesantemente degenerando. Che dire della Banca Mondiale che chiede esplicitamente alla Fed di non alzare i tassi a settembre, altrimenti i mercati andrebbero incontro a turbolenze dagli esiti poco prevedibili? Non era la stessa Banca mondiale che fino a poco tempo fa benediceva la ripresa economica degli Usa? E come mai adesso ha tanto paura dell'aumento di un misero quarto di punto? Forse allora quella ripresa l'avevano vista solo attraverso i dati taroccati del governo, non guardando giorno dopo giorno quelli dell'economia reale?

Ma peggio ancora è quanto accaduto ieri, ovvero il fatto che una banca d'affari come Citigroup abbia certificato con un report quanto vi dico da mesi: cioè che il boom dello shale oil statunitense è stato interamente finanziato da Wall Street grazie ai soldi facili della Fed e, quindi, vista la natura di mal-investment che lo contraddistingue, se le dinamiche dei prezzi troppo bassi non cambiano e in fretta, per produttori e loro creditori si palesano tempi davvero duri. Le aziende del comparto, infatti, si sono dimostrate bulimiche di capitale per finanziare le loro esplorazioni intensive e hanno dato vita a un mix pericoloso di prestiti ed emissioni obbligazionarie ad alto rendimento, la cui interconnessione ora è sotto i riflettori degli analisti visto che il credit crunch per le aziende comincia a palesarsi in maniera chiara e il mese prossimo moltissime banche e finanziarie Usa daranno vita alla revisione bi-annuale delle linee di credito.

Ma lo stress finanziario che sta attanagliando il settore, oggi ha portato alla luce il segreto poco edificante su cui si è basata la sua fortuna: le aziende dello shale hanno speso più di quanto incassato come cash-flow e quindi dipendono interamente da iniezioni di capitale sul mercato per proseguire la loro attività, come ci mostra il grafico: