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SPY FINANZA/ Siria, così il petrolio "unisce" Obama e Putin

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Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)  Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

Sono le mosse dei governi a fornire indicazioni a quelle scommesse, sono le vampate emotive dell'opinione pubblica verso il tema dell'immigrazione a nascondere lo schifo che si cela nell'ombra dell'operatività speculativa, sono le mosse strategiche delle agenzie di rating a fornire carburante alla macchina della destabilizzazione.

Ora però si sta davvero scherzando con il fuoco, il dispiegamento militare comincia ad essere tale da creare flashpoints in ogni dove, la miccia può essere innescata in ogni momento. Anche perché, se la questione siriana diventasse guerra dichiarata, non solo la Russia ma anche la Cina alla fine si muoverebbe per tutelare i suoi interessi economici e geostrategici in Africa, soprattutto nel Corno. Un nuovo conflitto su vasta scala è lì, a pochi passi da noi: il problema è che fino ad oggi si millantava, perché bastava la finanza per farsi la guerra. Oggi non basta più e, anzi, è proprio il complesso di interessi economici che muove le pedine sulla scacchiera globale ad aver bisogno di tensione sempre maggiore per operare su margini ristretti. Stavolta non so proprio come andrà a finire ma il mio timore è sempre maggiore, certamente la decisione della Fed prevista per il 16-17 settembre ci dirà molto rispetto agli sviluppi nel breve termine. State pronti a epiloghi inaspettati.



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COMMENTI
12/09/2015 - Complimenti (Giuseppe Crippa)

Dopo questo articolo Bottarelli merita ad honorem l’ingresso sia nella sezione Politica che nella sezione Esteri del Sussidiario!