BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Siria, così il petrolio "unisce" Obama e Putin

La questione siriana ha davvero poco a che fare con Assad, perché tutto gira intorno al petrolio e al potere. E se le tensioni diventassero una guerra dichiarata? MAURO BOTTARELLI

Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)Vladimir Putin e Barack Obama (Infophoto)

Petrolio di nuovo nell’occhio del ciclone ieri, almeno durante le contrattazioni in Asia, dove il WTI americano viaggiava a 45,33 dollari con un ribasso dell’1,28%. Il perché è presto detto, almeno come reazione immediata: nelle scorse ore l’Opec ha tagliato le previsioni sui prezzi del 2016, mentre è sfumato un possibile accordo fra Russia e la stessa Opec per un cartello dei prezzi. Detto fatto, la notizia di giovedì riguardo la produzione Usa ai minimi da gennaio, di fatto un driver per le quotazioni al rialzo, ha subito un immediato e pesante off-setting. Stando al Wall Street Journal nel suo articolo di prima pagina, l’Opec ha infatti tagliato le previsioni sul prezzo del petrolio nel 2016, portando il Brent europeo dal range di 70-80 dollari all’attuale stima di 40-50 dollari. Un downgrade non da poco, tanto più che il mercato si attendeva dal meeting dei Paesi membri dell’organizzazione di Doha un annuncio su un accordo relativo ai prezzi ma questo non è arrivato e ora, salvo novità geopolitiche davvero rilevanti, ogni decisione appare rinviata al meeting di Vienna del prossimo dicembre.

La ragione è quella di cui vi parlo da mesi: l’Opec teme che se taglierà la produzione, Paesi concorrenti (come la Russia e gli Usa) potrebbero portarle via importanti quote di mercato. Quindi, nella logica pericolosa e auto-lesionista dell'Arabia Saudita, meglio soffrire tutti assieme il calo delle quotazioni del greggio in un mondo in saturazione da offerta, come ci mostra questo grafico.

Peccato che Ryad stia già bruciando riserve strategiche per tamponare il deficit di budget dei mancati introiti dell'export e, contestualmente, stia emettendo debito sovrano a rendimenti sempre più alti per finanziarsi e non drenare troppo le casse. Per Nordine Ait-Laoussine, presidente della società di consulenza Nalcosa a Ginevra ed ex ministro dell’energia dell’Algeria, “Russia ed Opec hanno discusso della possibilità di cooperare ma alla fine non hanno trovato un accordo. Putin ritiene che quando il prezzo del petrolio cala, l’Opec si trovi in posizione debole ed è quindi spinta a tagliare per prima la propria produzione”. E giova ricordare che il petrolio rappresenta il 60% dell’export in Russia ed è a causa del suo declino che il Paese è entrato ufficialmente in recessione e ora viaggia con un tasso d'inflazione sopra il 16%, superiore al tasso di interesse ufficiale.


COMMENTI
12/09/2015 - Complimenti (Giuseppe Crippa)

Dopo questo articolo Bottarelli merita ad honorem l’ingresso sia nella sezione Politica che nella sezione Esteri del Sussidiario!