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Economia e Finanza

FINANZA/ Quello che la Bce non dice: la ripresa c'è ma la paghiamo noi...

Dopo l'annuncio di Draghi, nessuno che si sia chiesto: chi paga? Chi pagherà per i 60 miliardi di euro che la Bce utilizza per acquistare titoli di Stato? L'analisi di GIOVANNI PASSALI

Mario Draghi (Infophoto)Mario Draghi (Infophoto)

Abbiamo visto la mossa di Draghi: dopo aver dichiarato che la ripresa c'è (ovviamente non può smentire i falsi annunci di politici di mezza Europa) ma è più lenta del previsto (e questo sembra un messaggio, alla politica, a non raccontare troppe balle) ha annunciato una misura di maggior larghezza di intervento, se dovesse rendersi necessario, alzando la soglia di acquisto di titoli di Stato e portandola al 33% per singola emissione (era al 25%).

Ma nessuno che faccia la domanda vera, nei giorni successivi. Nessuno che si chieda e chieda: chi paga? Chi pagherà per i 60 miliardi di euro che la Bce utilizza per acquistare titoli di Stato?

Perché la realtà è questa: pagheremo noi. Hanno deciso senza di noi, ma pagheremo noi.

Saremo noi a pagare il conto salato di questo intervento di facciata, del tutto inutile, per tentare di salvare dal fallimento gli stati falliti, a partire dalla Grecia. Perché è chiaro a tutti che se fallisce la Grecia, poi viene giù il Portogallo e poi la Spagna, di cui colgono ogni occasione per magnificare il Pil ma si dimenticano del debito, in impennata inarrestabile da circa dieci anni: 966 miliardi nel 2013, 1033 nel 2014, 1094 nel 2015 (previsto) e 1142 miliardi nel 2016 (previsto). E il deficit sul pil è al 5,8% (a noi italiani impongono di stare sotto il 3%). Questo hanno ottenuto le fantastiche politiche di austerità dei governi che hanno pedissequamente seguito le indicazioni della Bce e del FMI. E ancora insistono, gli stessi inetti hanno preparato lo stesso folle piano di austerità per la Grecia.

Una Grecia che non potrà mai uscire dalla crisi, non solo perché il debito è eccessivo e impagabile, non solo perché la medicina è quella sbagliata (altro debito, altri soldi da restituire), ma pure perché non si elimina quei fattori strutturali che impediscono la vera rinascita economica. Non può esservi rinascita economica senza fiducia. E non può esservi fiducia finché permane la corruzione. E il primo fattore della corruzione è la permanenza al potere di tutti quei meccanismi che favoriscono e rendono possibile e quasi indispensabile la corruzione. E quei meccanismi stanno rimanendo tutti. 

Tanto per fare un esempio, da un articolo del sito ImolaOggi: "Siemens, Daimler, Rheinmetall - la crema dell'industria tedesca - sono impantanati in casi di corruzione in Grecia, il paese che proprio Berlino ha ripetutamente ammonito per le precarie condizioni economiche. Non è ancora stata stabilita una data per la comparizione in un tribunale greco dei 19 ex dirigenti del gruppo ingegneristico tedesco Siemens, ma ciò che si profila è uno dei più grossi processi per cause finanziarie dell'ultimo decennio in Grecia. Più di 60 persone sono attualmente sotto indagine per corruzione in un caso che lo statunitense CorpWatch ha definito 'il più grande scandalo aziendale della storia greca dal dopoguerra'. La Siemens, il colosso bavarese, i cui legami con la Grecia risalgono al 19esimo secolo, è sospettato di aver oliato diversi funzionari per aggiudicarsi uno dei contratti più remunerativi del paese — la grande opera di aggiornamento della rete telefonica greca alla fine degli anni 90. Si presume che la Siemens abbia speso in totale 70 milioni di euro per tangenti in Grecia, secondo una fonte giudiziaria ellenica".