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Economia e Finanza

SCENARI/ Meno figli e più vecchi, la "deadline" è il 2060

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La prevalenza di anziani fra gli elettori renderà difficile attuare politiche correttive per aumentare la forza lavoro o per la redistribuzione delle risorse e dei redditi a favore delle giovani generazioni, ne è un esempio la levata di scudi dei sindacati e dei pensionati in Italia a qualsiasi nuova riforma sulle pensioni non più procrastinabile. Se si evidenzia che l'aspettativa di vita in Europa negli ultimi 50 anni è aumentata di oltre nove anni e l'età pensionabile non si è adeguata all'aumento dell'aspettativa di vita - con implicazioni conseguenti sul costo del welfare - non possiamo meravigliarci dell'aumento dei deficit statali europei. 

In conclusione, l'invecchiamento della popolazione mondiale provocherà una riduzione della crescita potenziale e sarà responsabile del continuo aumento dei debiti sovrani dei paesi dell'Unione, un dato del quale dobbiamo essere consapevoli. Essere vecchi vuol dire anche avere avversione al rischio e quindi all'innovazione e dall'investimento; le persone anziane consumano quasi solo servizi (sanità, turismo, assistenza) e non beni voluttuari e tecnologici, va da se una contrazione della domanda a livello mondiale. 

Le soluzioni proposte da Confindustria per il nostro paese sono coerenti con lo scenario economico generale presente e prospettico: occorre stimolare gli investimenti e l'attività di ricerca e sviluppo, procedere a riforme strutturali e focalizzare l'attenzione verso una politica industriale nei settori più avanzati tecnologici.

Non vi sono alternative se non quelle di investire ora, per la modernizzazione tecnologica dell'economia del nostro paese, finalizzata all'aumento della produttività, pena un declino irreversibile.

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