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FCA/ Mirafiori e lo "straniero" che può aiutare l'industria italiana

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Il protezionismo di cui Fiat ha beneficiato in Italia, in particolare nel corso degli ultimi 50 anni, ha condotto passo dopo passo l’azienda di Torino al suo declino. Quando nel 1986 l’Istituto per la ricostruzione industriale (Iri) guidato da Romano Prodi cede l’Alfa Romeo (azienda pubblica dal 1933) agli Agnelli, Fiat e industria dell’auto in Italia finiscono inevitabilmente e inopportunamente per coincidere. L’Iri valuta di vendere a Fiat e non a Ford, alla cifra di 1.700 miliardi delle vecchie lire, alquanto generosa nei confronti degli Agnelli. Governo e Sindacati scelgono di tutelare e proteggere l’azienda italiana dal concorrente americano. Si tratta di una scelta miope, poco lungimirante, perché la Ford avrebbe portato in Italia prestigio, innovazione ed expertise; e, in secondo luogo, è una scelta che finisce col privare la Fiat dello stimolo della concorrenza. In ultimo, un’industria come la Ford avrebbe permesso alle nostre relazioni industriali di crescere, in particolare al settore della metalmeccanica, stante il gap che la contrattazione di questo settore ha sempre scontato anche per la conflittualità e poca partecipazione delle parti.

Non c’è dubbio che il new deal di Sergio Marchionne abbia aperto la stessa economia italiana a un respiro più globale. Ma il manager del Lingotto come vede l’approdo di un costruttore importante in Italia? L’incidenza delle vendite nel nostro Paese è relativamente bassa (circa il 10%), validi motivi per opporsi non ce ne sono. Anzi, non c’è dubbio che questa possibilità possa portare un po’ di ordine in un settore quantomeno vivace. Cosa che, ancora una volta, potrà dare ragione a Lucky Sergio.

 

Twitter @sabella_thinkin



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