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FCA/ Mirafiori e lo "straniero" che può aiutare l'industria italiana

Con la rinascita di Mirafiori, l’industria dell’automobile italiana segna la sua ripartenza. Per GIUSEPPE SABELLA ora resta aperta un’importante domanda per il settore

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Da fabbrica della produzione di massa a cuore del polo del lusso. È questa l’immagine della ripartenza dello storico stabilimento Fiat di Mirafiori che, all’inizio della scorsa settimana, ha visto 300 metalmeccanici tornare a lavorare alla catena di montaggio - dopo 5 anni di cassa integrazione - dove si produrrà il Suv Maserati Levante. Da pochi giorni, i cassintegrati del reparto Carrozzerie di nuovo operativi sono 1500, tutti chiamati a frequentare specifici corsi di formazione, a realizzare le prime scocche e a effettuare i primi test.

Herald Wester, numero uno di Alfa Romeo e Maserati, punta a mettere sul mercato 75mila veicoli l’anno. La Quattroporte e la Ghibli - la cui produzione ha consentito di reimpiegare 2mila persone presso lo stabilimento di Grugliasco - stanno registrando aumenti di vendita superiori al 100% (si stimano 45mila vetture vendute in un anno), alle quali entro fine anno si aggiungerà il suv Levante che dovrebbe conquistare un 4% di mercato (pari a una produzione di 20mila veicoli l’anno). In sintesi, la nuova Mirafiori, simbolo della storia del gruppo Fiat, è pronta a ripartire.

La rinascita di Fiat oggi Fiat-Chrysler significherà per l’Italia la nascita di quell’industria dell’auto che l’Italia non ha mai avuto? È la domanda che si fanno in molti dopo il rapporto “L’automotive nei principali Paesi europei”, curato da Prometeia e UnionCamere e promosso dalla Commissione Industria del Senato a fine luglio.

Il rapporto ricorda che negli ultimi 20 anni il peso del settore dell’automotive, in relazione alle economie dei Paesi, si è ridotto in maniera a volte anche drastica; nonostante questo l’incidenza di questa industria sullo sviluppo e le prospettive dei paesi resta ancora molto forte. Basti pensare agli interventi diretti di alcuni stati come in America hanno fatto le Amministrazioni Bush e Obama, com’è stato fatto in Francia, in Gran Bretagna, in Germania, per citare i paesi a noi più vicini. Inoltre - afferma il rapporto - se si vuole garantire occupazione bisogna allargare la base produttiva e dunque l’export, perché il mercato italiano è quello che è; Marchionne è partito bene con il nuovo piano industriale Fca, ma per questo sarebbe ora che in Italia non ci fosse un solo costruttore e anzi il Paese diventasse terra di investimenti stranieri. Il recente caso Lamborghini è a questo riguardo molto interessante.