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GEO-FINANZA/ Una nuova "sconfitta" per l'Ue (e l'Italia)

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Nella dichiarazione finale, i ministri dell’Economia e delle Finanze e i Banchieri centrali del G20 hanno firmato un documento in cui si dice che “la politica monetaria diventerà più restrittiva in alcuni dei Paesi avanzati”. Il riferimento è una benedizione implicita alla Federal Reserve e alla Bank of England che non fanno mistero delle loro intenzioni di aumentare gradualmente i tassi. Nessun cenno ai problemi del bacino del Pacifico. Perché i leader europei, anche quando vogliono, non sanno farsi sentire al G20.

Lo spiega uno studio ancora inedito The European Union’s Role in the G20 firmato da vari specialisti di istituzioni europee: Neils Blokker e Stefaan Van Der Bogaert dell’Università di Leiden, Armin Cuyversklauheine dell’Università di Rotterdam, Christophe Hillion di Leiden, Jaroslaw Kantorowicz di Rotterdam, Hannes Lenk di Goeteborg, René Repasi di Heidelberg. Lo spiega ancora di più il fatto che l’Ue ha 5 su 24 seggi nel Consiglio d’amministrazione del Fondo monetario internazionale (e della Banca mondiale).

Sarebbe più razionale riformare le istituzioni di Bretton Woods (Fondo e Banca) che dare un costoso e inutile contentino a chi si è sognato di essere il futuro Superpower. E si sveglia dopo essere caduto dal letto, con le conseguenti ammaccature.

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