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FINANZA E POLITICA/ Italia, la "trappola" che Renzi non vede

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Matteo Renzi (Infophoto)  Matteo Renzi (Infophoto)

Per altri Paesi non c’è questo problema, perché hanno un rapporto debito/Pil al di sotto del 100%. È chiaro che gli Usa fanno eccezione, in quanto il dollaro è la moneta di riserva principale. Il fatto che il debito italiano sia diminuito di 4,5 miliardi è solo una “pillola” di sollievo rispetto al “mal di testa” del nostro Paese.

 

Domani intanto si riunisce il comitato monetario della Fed. Lei si aspetta che aumenti i tassi?

L’aumento dei tassi della Fed dello 0,25% prima o poi per forza di cose arriverà, in quanto c’è una tensione potenzialmente inflazionistica, anche se è probabile che la Yellen per ora prenda tempo. I cinesi possiedono 1.500 miliardi di dollari del debito Usa, e quindi questo aumento di tasso andrà anche a loro vantaggio. Ciò peserà sulla bilancia dei pagamenti degli Stati Uniti.

 

Quali ripercussioni avrà invece per Italia ed Europa?

Le ripercussioni per Italia ed Europa non saranno negative. Poiché abbiamo un problema di deflazione, un rincaro in dollari e una svalutazione dell’euro sarebbero positivi. Se viene aumentato il tasso significa che si prevede anche che ci sia una certa tensione inflazionistica, e in questo periodo un po’ di inflazione ci tornerebbe utile. Per l’Italia ciò sarebbe strutturalmente una buona cosa. Un tasso d’interesse più alto costringerebbe lo stesso Renzi a rendersi conto che vivere a debito è rischioso. Anche dal punto di vista dei risparmiatori italiani un aumento del tasso d’interesse sarebbe desiderabile. La nostra classe media, che ha risparmiato e investito in reddito fisso, non guadagna nulla con tassi d’interesse così bassi.

 

(Pietro Vernizzi)



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