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SPY FINANZA/ I dati che "mettono all'angolo" i banchieri centrali

Pubblicazione:martedì 15 settembre 2015

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Facciamo un rapido confronto con la Grecia. Anche la Grecia, grazie alla Bce, ha spostato nel futuro i suoi problemi finanziari. Ma, piccolo problema, dalla Grecia hanno preteso misure e manovre economiche che stanno avendo un impatto devastante sull’economia reale. E se vogliamo fare un confronto, facciamolo pure con chi non ha una moneta sovrana e facciamolo soprattutto sui dati che incidono profondamente sull’economia reale. Mettiamo nel confronto Italia, Francia e Germania.

Dall’inizio della crisi, come noto, il Pil italiano è sotto del 10%. Quello Usa è passato da 14,7 trilioni (14,7 mila miliardi di dollari) a 17,4 trilioni, con un aumento di oltre il 18%. Il Giappone è passato da 4,8 trilioni a 4,6 (leggero calo); il Brasile da 1,7 a 2,3 con un aumento del 35%; la Cina da 4,5 trilioni a 10,3 trilioni, con un aumento del 128%. E in Europa? La Germania, tra alti e bassi, è rimasta allo stesso livello del 2008 (poco sopra i 3,8 trilioni di dollari); la Francia ha perso appena un 5% (ma ha aumentato di brutto il debito e il suo deficit è fuori dai parametri imposti).

E ora vediamo la disoccupazione. Tenendo presente che i paesi con disoccupazione in aumento sono l’Italia sopra al 12% e la Francia al 10,4% e la Cina al 4,6%, tutti gli altri sono in discesa: la Germania al 5,3% (unica in Europa), gli Usa al 7,4%, il Brasile al 5,9% e il Giappone al fisiologico minino 4%. Insomma, sarebbe bello avere i problemi finanziari di Brasile, Cina e Giappone con quei livelli di disoccupazione.

Il Brasile è entrato in recessione? E che dire della Finlandia, al quarto anno di recessione? Eh sì, la Finlandia ha l’euro. Ma la vicina Svezia no, rispetto al 2008 il suo Pil attuale è superiore del 12%, mentre quello della Finlandia non ha più raggiunto il picco del 2008, oggi è ancora sotto. E la disoccupazione in Finlandia è in aumento al 8,2%, superando così la disoccupazione svedese, in leggero calo. E la Svezia ha la sua moneta, la corona svedese.

Inoltre, io direi di lasciar stare i morti e non parlare a sproposito di presunte “politiche keynesiane” che nessuno ha mai visto. Keynes ottanta anni fa tifava per la spesa in deficit, è vero, ma per la piena occupazione (come estrema ratio, se gli altri strumenti si fossero mostrati inefficaci) e non per gonfiare i mercati finanziari o per salvare banche fallite. Invece non c’è un solo Stato oggi che si sia gonfiato di debiti per la piena occupazione. Altro che debito pubblico: come tutti sanno, la crisi è stata originata dall’esplosione di debiti privati, che oggi sono diventati debiti pubblici solo perché gli Stati a un certo punto si sono accollati questi debiti con la scusa che chi falliva era “too big to fail” (troppo grosso per lasciarlo fallire). Oltre al fallimento di Lehman, ci ricordiamo di Mps, salvata (per ora) con gli italianissimi miliardi di noi contribuenti? E i 60 miliardi di euro mensili stampati ora dalla Bce sono per l’occupazione o per i titoli di stato? Questa è una politica keynesiana? Oppure è la politica del “mi faccio un’altra dose di droga monetaria questo mese, vediamo se mi sveglio il prossimo mese un po’ più allegro”? E perché nessuno ci racconta che saremo noi contribuenti europei a pagare questi 60 miliardi al mese, per un tempo non definito? Fino a settembre 2016 e oltre, fin quando sarà necessario; così ha sentenziato Draghi. E le stesse politiche di espansione monetaria, ma non per l’occupazione, hanno fatto pesantemente Usa, Cina e Giappone.


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COMMENTI
15/09/2015 - Spy finanza (delfini paolo)

Interessantissimo articolo.