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Economia e Finanza

SCENARIO/ Sapelli: ecco perché l'Italia "cresce" tra i venti di crisi

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Ma mi si dice: come mai allora vi è la crescita italiana? Innanzitutto è meglio usare il termine crescita invece che ripresa, perché per uscire dalla recessione esistono le regole che dicono che bisogna avere almeno tre quadrimestri di crescita, anche di pochi punti decimali, come mi pare sia il caso di questi mesi. Il problema è che non bisogna farsi abbacinare dalle medie, dagli averages, ma ragionare in termini assoluti.

Un esempio? Abbiamo perso circa venti punti di produzione industriale. Ebbene oggi non decresciamo più, ma recuperiamo qualche decimo di punto. Certo, meglio di nulla, ma dobbiamo fare ancora una lunga strada. Altro esempio: abbiamo fatto registrare grazie al Jobs Act circa trecentomila occupati nuovi a tempo indeterminato; benissimo, ma ne abbiamo persi sei milioni in venti anni circa e quindi dobbiamo fare ancora una lunghissima strada, proprio mentre si annunciano grandi ristrutturazioni industriali nelle pochissime grandi imprese rimaste, con effetti devastanti.

Ma le cifre positive esistono e ci dicono che ciò che è cambiato profondamente e la natura stessa della crisi. È una crisi a frattali, ossia sempre mobile e instabile, come gli andamenti del mercato e dei consumi delle esportazioni. Solo il quindici per cento delle nostre imprese esporta, ed esportano le imprese a più alto contenuto tecnologico e idiosincratico - ossia che fanno merci insostituibili per lungo tempo e quindi meno imitabili. Vi è la recessione, ma non si torna indietro dai vantaggi - perché ve ne sono stati eccome - della globalizzazione, il più importante dei quali è aumentare nicchie e pori non colmabili dalle grandi multinazionali e dalle imprese più potenti nei mercati stranieri.

Insomma, una crisi a frattali, mobile, diseguale, in cui si cresce e si cade a macchia di leopardo, ma dove una sola cosa è certa: si cresce solo rilanciando la domanda interna, la vecchia e cara domanda effettiva. Chi ha orecchie per intendere intenda, prima che le vibrazioni da deflazione ci rendano tutti sordi ed... europei…

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