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SCENARIO/ Sapelli: ecco perché l'Italia "cresce" tra i venti di crisi

Pubblicazione:mercoledì 16 settembre 2015

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Molti si chiedono di quale crisi stiamo parlando. I dati relativi al commercio mondiale fanno registrare una costante caduta del traffico? da container e molte grandi imprese sono in sofferenza ed è in atto un forte processo di consolidamento. Non parliamo poi delle commodities. Anche qui la crisi degli enormi gruppi è esplosa e il travaglio Glencore, la regina del mondo del trader fisico nei minerali e nei beni non deperibili, ha provocato una rivolta degli azionisti. Anche il petrolio crolla, ma qui il discorso è diverso perché come non sanno - ripeto, come non sanno - i liberisti e i regolatori energetici, quel prezzo è fissato sempre e solo dalla politica di tentativi di monopsonio dell’offerta e dall’intreccio di questa politica con l’avvento del trading finanziario anziché fisico.

Prima del 1973, il petrolio si vendeva a tre dollari al barile, poi l’Opec cambiò la sua politica e il prezzo schizzò su del trecento per cento e ora scende perché nonostante la deflazione mondiale che produce stagnazione e recessione l’Arabia Saudita continua a produrre a manetta per punire gli Usa tanto dell’accordo con l’Iran, quanto della tiepida mano levata contro Assad che i sauditi considerano la pecora nera.

Poi vi è la grande incognita dell’America Latina, con la divisione tra paesi ortodossi che non crescevano e paesi eterodossi guidati dal Brasile ma azzoppati da Venezuela e Argentina, che non crescono più unitamente al Messico. La ragione? Elementare Watson: la crisi della Cina che finalmente disvela il suo vero volto di economia comunista a capitalismo terroristico e monopolista di Stato, governato da una élite di origine militare che sta fallendo nel tentativo di creare un mercato interno strappando i contadini alla terra e all’autoconsumo per scagliarli nelle città dove devono per forza salariarsi - mi si scusi il neologismo - e comprare merci anziché produrle da sé.

Il piano fallisce nonostante le decine di migliaia di esecuzioni capitali ordinate dal nuovo vertice politico-militare e così le città sono vuote, il Paese è paralizzato dalla paura e le città progettate per milioni di abitanti rimangono disabitate. Tutto crolla e non solo il lusso. La moda, ma anche l’acciaio e le materie prime come il rame e la soia, financo le rose dei più grandi paesi esportatori al mondo di questi bellissimi fiori, come la Nigeria e l’Uganda.

Solo gli Usa crescono, perché invece di essere un’economia fondata sulle esportazioni con bassi salari e scarsa domanda interna esportano neppure il dieci per cento del loro Pil e importano circa la metà del Pil mondiale. Tutto il contrario di ciò che capita nell’Europa a trazione tedesca e a deflazione da stagnazione, con scarsa domanda, bassi salari e prevalenza delle esportazioni, imponendo alle economie vassalle fornitrici di beni teutonici bassi salari e bassi costi di produzione, con effetti devastanti sulle crescita.


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