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SPY FINANZA/ I "siluri" lanciati dalla Fed

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Janet Yellen (Infophoto)  Janet Yellen (Infophoto)

Nel frattempo la Cina ha pubblicato i dati sui prezzi delle nuove abitazioni ad agosto: in 35 città sono saliti rispetto al dato di luglio, in 25 sono scesi, mentre in 10 sono rimasti fermi. Insomma, la realtà macro morde e ora si innesta anche il problema valutario. Già, perché la questione delle monete, dopo le mosse della Fed, sta diventando fondamentale, poiché le banche centrali dei Paesi emergenti non riusciranno a tirare un lungo sospiro di sollievo dopo le decisioni degli Usa di tenere per ora fermo il costo del denaro. 

Un problema che riguarda soprattutto la Banca popolare cinese, come ha spiegato Megan Greene, chief economist di Manulife Asset Management a Dow Jones: «La Pboc dovrà spendere molto più denaro del previsto per non far deprimere troppo lo yuan a breve termine». Lo scorso agosto Pechino aveva speso oltre 100 miliardi di dollari delle proprie riserve valutarie dopo aver deprezzato la propria divisa perché gli investitori avevano accelerato la fuga dal Paese. L'euro si è indebolito nelle scorse ore dello 0,3% a 1.1403 contro il dollaro, dopo essere salito molto in attesa delle decisioni sui tassi americani. Il messaggio che hanno ricevuto gli operatori asiatici dalla Fed è che la Banca centrale americana non intende danneggiare il mercato azionario globale: detto fatto, i trader sui futures stanno scommettendo al 17% la probabilità che il rialzo dei tassi avvenga a ottobre, al 44% in dicembre e al 52% in gennaio. 

Avete capito ora? Alla Fed interessano solo due cose: scaricare le decisioni sugli altri, ottenendo vantaggio dalla conseguente guerra valutaria, e salvare Wall Street. Anche perché una campagna elettorale per le presidenziali 2016 non solo in recessione tecnica per molte aree dell'economia reale ma anche con gli indici a strapiombo sarebbe davvero sgradevole, soprattutto per i Democratici: se dev'essere correzione sia, ma sul breve e innescata da altri. 

C'è poi l'Europa? Cosa ci attende? Cambio euro-dollaro in parità, 1:1 come nel dicembre 2002. È quello che scriveva ieri Bloomberg spiegando che la discesa dell'euro potrebbe avvenire nell'arco di 12 mesi a causa dei movimenti congiunti dei banchieri centrali. Perché da un lato la Fed comunque alzerà i tassi, al più tardi a gennaio 2016, dall'altro si muoveranno appunto Bce e Bank of Japan per un nuovo allentamento quantitativo. Lo ha spiegato a Bloomberg, Jim McCaughan, amministratore delegato di Principal, società che gestisce 350 miliardi di dollari: «Perché la Fed decida di tenere fermi ancora i tassi a lungo dovrebbe giungere uno shock davvero importante. Il dollaro non sarà più mantenuto debole da una politica monetaria espansiva per molto tempo», ha commentato. 

E sempre Bloomberg calcolava che la percentuale di probabilità che le previsioni di McCuaghan si avverino entro quella data è del 17%, ma potrebbero salire. Del resto, lo stesso governatore della Bce, Mario Draghi, ha avvertito nel suo ultimo discorso che la Banca centrale europea allungherà il programma di Qe oltre il settembre 2016 nel caso l'euro si rafforzasse troppo: resta da capire come e comprando cosa, ma, si sa, all'Eurotower non amano dare troppe spiegazioni. Anche Ing si trova d'accordo su questa linea, visto che la decisione della Fed di mantenere i tassi di interesse fermi aumenterà la pressione sulla Bce affinché aumenti gli stimoli in modo tale che l'euro non si apprezzi troppo, facendo deragliare la ripresa dell'Eurozona: «La Banca centrale europea dovrà ora confrontarsi con un ulteriore rafforzamento della moneta unica e probabilmente sarà costretta a intensificare il Qe», ha commentato Carsten Brzeski di Ing Bank a Class-Cnbc, puntualizzando che «in un certo senso l'inazione della Fed potrebbe costringere la Bce ad agire nuovamente».


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COMMENTI
19/09/2015 - scendo sulle ali e faccio il cross (Claudio Baleani)

Sicché gli americani sono stati incoscienti perché avrebbero rilanciato la palla delle decisioni importanti nel campo avversario. Per di più hanno anche annunciato che prima o poi i loro tassi aumenteranno, inverando già da adesso gli effetti catastrofici che questo comporta. Ma se invece di annunciare gli aumenti futuri, che non arriveranno prima di febbraio e che già tutti sapevano che sarebbero arrivati, l'aumento l'avessero fatto subito, sarebbe stato meglio? Non so se l'autore dell'articolo riesca a dare una risposta a questa domanda facile facile, invece di andar dietro alla minaccia della Svizzera sulla stabilità mondiale. Io francamente non vedo né i siluri degli americani, né la spy story. La verità è molto semplice e sotto gli occhi di tutti, senza bisogno di rivelazioni. L'intera economia occidentale è fondata sul debito e per gestirlo vogliono cercare surrogati. La ricetta del quantitative easing non funziona perché dal punto di vista del flottante e della massa monetaria è neutra. Non crea liquido e soprattutto non è motivo sufficiente per impiegare le risorse liberate dal debito pubblico in investimenti. La remissione del debito e la parità di bilancio è la strada.