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SPY FINANZA/ I "siluri" lanciati dalla Fed

Pubblicazione:sabato 19 settembre 2015

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

E c'è un problema, molto serio. Nonostante sotto i riflettori ci siano, come ovvio, dollaro, euro, yen e yuan, a portare ulteriore destabilizzazione, soprattutto in Europa, potrebbe pensarci il franco svizzero come reazione proprio alle mosse difensive di Draghi per contenere l'apprezzamento della moneta unica. Ad esempio, se la Bce andasse ancora più in negativo sul tasso di deposito (ora a -0,20) nel suo meeting di dicembre, portando a un iniziale ma significativo calo del cross euro/franco, la Banca centrale svizzera cosa farebbe? Dovrebbe operare in modo tale da portare a un rapido ribaltamento della situazione. E come? Principalmente in due modi: o un ulteriore taglio sul tasso di deposito oppure la cosiddetta "opzione nucleare", rimuovendo tutte le esenzioni dal tasso di deposito negativo. 

Il problema è che quest'ultima ipotesi contemplerebbe il fatto che le banche svizzere sarebbero forzatamente costrette a passare a tassi negativi anche sui depositi retail, leggi correntisti, in un Paese dove il segreto bancario è la base della convivenza, con una proporzione degli assets tassati negativi che salirebbe sopra il 20% del totale e con una Banca centrale che come terza opzione avrebbe quella di bruciare altre riserve per contrastare apprezzamenti indesiderati. Peccato che sia la stessa Snb che è long su qualcosa come 100 miliardi di dollari di titoli azionari, 29,3 dei quali persi solo nel primo trimestre di quest'anno. Parliamo del 15% del Pil svizzero detenuto in equities straniere dalla Banca centrale! 

Insomma, il nulla di fatto di giovedì della Fed, come vedete, è tutt'altro che un nulla di fatto. A Washington hanno giocato pericolosamente ma bene le loro carte, rispedendo la palla nel campo avversario. Manca poco, tra circa tre settimane il meeting della Bank of Japan aprirà ufficialmente le danze, ma state tranquilli che quelle non ufficiali non tarderanno a palesarsi prima sui mercati forex, andando a impattare anche su quelli azionario e obbligazionario. E la giornata di ieri ne è stato l'esempio lampante. È il grande risiko globale innescato da anni di tassi di interesse a zero dai quali ora non si sa come uscire senza far crollare il castello di carte: attenti alle mosse dei Paesi più piccoli e delle valute meno "ingombranti", potrebbero essere il canarino nella miniera del Qe globale. 



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COMMENTI
19/09/2015 - scendo sulle ali e faccio il cross (Claudio Baleani)

Sicché gli americani sono stati incoscienti perché avrebbero rilanciato la palla delle decisioni importanti nel campo avversario. Per di più hanno anche annunciato che prima o poi i loro tassi aumenteranno, inverando già da adesso gli effetti catastrofici che questo comporta. Ma se invece di annunciare gli aumenti futuri, che non arriveranno prima di febbraio e che già tutti sapevano che sarebbero arrivati, l'aumento l'avessero fatto subito, sarebbe stato meglio? Non so se l'autore dell'articolo riesca a dare una risposta a questa domanda facile facile, invece di andar dietro alla minaccia della Svizzera sulla stabilità mondiale. Io francamente non vedo né i siluri degli americani, né la spy story. La verità è molto semplice e sotto gli occhi di tutti, senza bisogno di rivelazioni. L'intera economia occidentale è fondata sul debito e per gestirlo vogliono cercare surrogati. La ricetta del quantitative easing non funziona perché dal punto di vista del flottante e della massa monetaria è neutra. Non crea liquido e soprattutto non è motivo sufficiente per impiegare le risorse liberate dal debito pubblico in investimenti. La remissione del debito e la parità di bilancio è la strada.