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SPY FINANZA/ I "siluri" lanciati dalla Fed

La Federal Reserve ha lasciato invariati i tassi di interesse, ma per MAURO BOTTARELLI non si tratta affatto di un nulla di fatto come potrebbe superficialmente sembrare

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

In pochi, pochissimi hanno evidenziato il risvolto a mio avviso più importante del comunicato della Fed di giovedì sera: stando ai documenti ufficiali, per la prima volta, un membro del Comitato monetario ha infatti ritenuto che i tassi più appropriati per il 2015 e 2016 dovrebbero essere negativi. Solo un segnale, ovviamente, ma un segnale chiaro: la Fed ha rotto il vaso di Pandora della credibilità e ora deve trovare il modo per non squassare del tutto il mercato, ma lo ha fatto in maniera molto subdola e intelligente. 

Ovvero, da un lato ha esacerbato la guerra valutaria già in atto, dall'altro ha passato il cerino acceso a Bce e Bank of Japan, la quale già nel meeting del prossimo mese di ottobre potrebbe aumentare nuovamente la portata del suo programma di stimolo, il cosiddetto Abenomics, dopo i pessimi dati macro emersi nei giorni scorsi. Ma come ha reagito l'Asia alla decisione della Federal Reserve? Cina positiva ma soggetta come sempre a forti sbalzi di volatilità dovuti all'interventismo delle autorità sugli indici e Giappone in netto rosso dopo gli acquisti di giovedì a causa, fra l'altro, proprio della risalita dello yen contro il dollaro (+0,2% a 119,84), il driver della minima ripresa vissuta nei mesi scorsi da Tokyo grazie all'export. 

Dopo l'annuncio della Fed, infatti, lo yen è balzato dell'1%, così come le obbligazioni australiane e della Corea del Sud. Stando a valutazioni di Eisuke Sakakibara, ex vice ministro finanziario sentito da Bloomberg, l'era dello yen debole è finita e la valuta giapponese potrebbe salire fino a 115 contro il dollaro, creando un effetto depressivo importante sull'economia del Paese, che vive di esportazioni. Ed ecco a voi gli ultimi dati macro relativi al commercio: export ad agosto in crescita del 3,1% annualizzato contro le stime del 4,3%, importazioni giù del 3,1% contro attese del -2,5% e il deficit a 569,7 miliardi di yen contro le aspettative di 540,0. Insomma, letture ai minimi da sei mesi e tutte al di sotto delle stime. 

Il tutto, a corollario di una 48 ore da brivido per Tokyo, poiché l'altro giorno, buon'ultima, anche Standard&Poor's ha declassato il debito sovrano del Giappone, togliendogli la “AA”, come del resto da tempo avevano già fatto Moody's s e Fitch. Nel tagliare il rating da AA- a A+, S&P's ha espresso dubbi sull'Abenomics e sulla sua capacità di rilanciare la crescita e l'inflazione, sostenendo di non credere in una ripresa economica che possa frenare il deterioramento della situazione fiscale del Paese più indebitato dell'Ocse (rispetto al Pil). 

L'umiliazione per Abe è cocente, anche perché solo l'altro giorno Standard&Poor's ha alzato il rating sul debito sovrano della Corea del Sud proprio a AA-, il livello che il Giappone aveva fino a martedì. Ma non basta, perché anche l'Ocse l'altro giorno ha rivisto al ribasso le sue previsioni sulla crescita economica giapponese di quest'anno a un modesto +0,6% (contro la precedente stima, già ribassata, di +0,7%) e a un +1,2% nel 2016 (contro +1,4%). Insomma, guai in vista per Tokyo. Guai seri, viste anche le oscillazioni dell'indice Topix, i cui scostamenti sono diventati maggiori di quelli dello stesso Shanghai Composite, innescando una volatilità che potrebbe sostanziarsi rapidamente in fuga di capitali da parte degli investitori esteri verso lidi più sicuri, come l'Europa. 


COMMENTI
19/09/2015 - scendo sulle ali e faccio il cross (Claudio Baleani)

Sicché gli americani sono stati incoscienti perché avrebbero rilanciato la palla delle decisioni importanti nel campo avversario. Per di più hanno anche annunciato che prima o poi i loro tassi aumenteranno, inverando già da adesso gli effetti catastrofici che questo comporta. Ma se invece di annunciare gli aumenti futuri, che non arriveranno prima di febbraio e che già tutti sapevano che sarebbero arrivati, l'aumento l'avessero fatto subito, sarebbe stato meglio? Non so se l'autore dell'articolo riesca a dare una risposta a questa domanda facile facile, invece di andar dietro alla minaccia della Svizzera sulla stabilità mondiale. Io francamente non vedo né i siluri degli americani, né la spy story. La verità è molto semplice e sotto gli occhi di tutti, senza bisogno di rivelazioni. L'intera economia occidentale è fondata sul debito e per gestirlo vogliono cercare surrogati. La ricetta del quantitative easing non funziona perché dal punto di vista del flottante e della massa monetaria è neutra. Non crea liquido e soprattutto non è motivo sufficiente per impiegare le risorse liberate dal debito pubblico in investimenti. La remissione del debito e la parità di bilancio è la strada.