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GRECIA AL VOTO/ L'ultima "riforma" di Tsipras? Iva (al massimo) sulla scuola privata

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È l'approccio generale dimostrato che ci dice quanto ancora siamo lontani da una vera svolta nella politica di questo Paese. In una manovra economica, persino criticata dalla Commissione Europea perché contraria ai principi dell'Unione, si è riusciti - come al solito - ad introdurre il principio di diseguaglianza sociale di fronte alla legge che, a nostro parere, è una delle principali cause del dissesto della Grecia.

Mentre scriviamo il nuovo ministro delle Finanze Alexiadis sta studiando, in extremis come abolire questa manovra reperendo altrove i fondi corrispondenti ai circa 160 milioni di euro che, per quest'anno, si pensa di raccogliere. Infatti, da parte dell'associazione delle scuole private del Paese è partita una protesta che ha raggiunto, nei giorni scorsi, la sottoscrizione da parte di oltre centomila genitori e insegnanti di una petizione che scongiuri l'entrata in azione della legge. Questo permetterebbe di scagionare il rischio che all'incirca ulteriori 80mila studenti provenienti dal privato si riversino improvvisamente nelle scuole pubbliche, studenti che non potendo permettersi una spesa media aggiuntiva di 2mila euro sceglierebbero di utilizzare l'istruzione di Stato. Uno tsunami di ragazzi invaderebbe una scuola pubblica certamente impreparata all'evento con schiere di insegnanti già pronti a proteste e ulteriori scioperi perché non opportunamente supportati e organizzati per l'evenienza.

È necessario dunque che il ministro trovi, in tempi rapidi come fu l'approvazione della norma, i fondi alternativi per la copertura degli impegni con i creditori. Se ce la farà, oltre a prevenire prevedibili rivolte, affermerebbe almeno per una volta il principio, questo sì necessario ad una democrazia tanto cara agli ex governanti, che anche nell'istruzione e nei suoi oneri, la legge è uguale per tutti.

(Alessandro Carbone)                

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