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GRECIA AL VOTO/ L'ultima "riforma" di Tsipras? Iva (al massimo) sulla scuola privata

Non sapendo più come racimolare risorse economiche per allungare la propria agonia, il governo (oramai ex) Tsipras si è accanito contro le scuole private. ALESSANDRO CARBONE

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Non sapendo più dove raschiare per racimolare risorse economiche e "permettere" a questo paese, alla firma del terzo memorandum, di prolungare la propria agonia, il governo (oramai ex) Tsipras si è accanito contro l'istruzione e la formazione, continuando a lasciare indisturbati e intoccati settori del Paese che tali risorse potrebbero in parte garantire. A metà luglio, e con un tempismo senza precedenti, ha fatto approvare in parlamento la legge (4336/2015) per applicare l'IVA, nella sua fascia più elevata (23%), a tutte le attività formative a pagamento.

Per dirla con parole che tutti comprendono: ai dopo scuola (frontistiria) e alle scuole private si applica, dal primo settembre, la tassa sul valore aggiunto che aggrava, appunto e ahimè, di quasi un quarto i costi di frequenza per le famiglie che hanno scelto di non mandare i propri figli alle scuole pubbliche.

Una prima riflessione è d'obbligo. Scegliere la scuola, dopo aver già inciso - e pesantemente - sulla sanità, per applicare tagli e imporre nuovi costi è scelta scriteriata se si pensa che è proprio sui banchi di scuola che si dovrebbero formare quelle generazioni che possono garantire un futuro al paese, un futuro che rappresenti un cambio di passo rispetto al presente. L'obiezione è che il governo di sinistra ha inteso "sfruttare" le risorse dei ricchi, fascia socio economica che utilizza le scuole private, per risanare i buchi del Paese e pertanto tale iniziativa è coerente con le politiche annunciate in campagna elettorale. 

Ci si scorda però che in Grecia l'utilizzo dell'istruzione privata è diventata, per molti, più che un lusso una necessità, pagata a caro prezzo. Dove ancora entrambi gli adulti del nucleo famigliare lavorano durante il giorno l'assenza quasi generale di scuole a tempo pieno, di animazione a basso costo per ragazzi nei tempi pomeridiani e la non sempre disponibilità di nonni volenterosi che facciano da presidio dopo l'orario scolastico, spinge molte famiglie (anche quelle non particolarmente agiate) a fare sacrifici per mandare i figli alla scuola privata. Persino gli studenti che frequentano la scuola pubblica sentono il bisogno di frequentare onerosi doposcuola per integrare conoscenze non coltivate durante l'orario scolastico o per prepararsi a esami finali incredibilmente selettivi e non coerenti con l'impegno che certe scuole dello Stato lasciano trasparire.

Ma c'è di più. Anche questo governo non ha lasciate disattese le aspettative e ha pubblicato un lungo elenco di scuole "esenti" dalla gabella. Trovando l'ago nel pagliaio il governo ha istituito le immancabili eccezioni alla norma segnalando che quegli istituti iscritti ai registri del ministero come enti caritativi, istituti religiosi, organizzazioni no profit e altre simili profili giuridici, non devono applicare l'IVA ai prezzi per la frequenza. Tra questi vi sono collegi rinomati certo per la loro alta qualità formativa, ma altresì per le loro carissime rate scolastiche, esentando – questa volta - l'ex governo dalla coerenza ideologica sempre proclamata di togliere ai ricchi per dare ai poveri.