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SPY FINANZA/ Petrolio e speculazione, la nuova crisi alle porte

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Ora c'è anche la conferma ufficiale: con una lettura per il mese di agosto di 49.7, il dato ufficiale sulla fiducia dei manager cinesi del settore manifatturiero è crollato sotto i 50 punti, la linea di demarcazione tra crescita e contrazione. E si tratta del dato ufficiale, quindi è molto probabile che il dato reale si ancora più basso ma, si sa, in questo periodo in Cina hanno le manette facili in fatto di economia e Borsa, quindi meglio andare cauti. Ma siamo sicuri che sia questo il dato che ci interessa davvero? E' questo il dato più importante che abbiamo ricevuto ieri dal mercato? No, sono questi. Il commercio globale, indicatore primario dello stato di salute generale dell'economia, ha subito un tonfo epocale, come ci mostra il grafico:

E c'è di peggio, perché mentre tutti gli occhi del mercato erano proprio puntati sul dato della manifattura cinese, la vera notizia è stato il crollo dell'export della Corea del Sud in agosto, schiantatosi a -14,7% contro le stime di -5,9% e quattro volte peggio del dato di luglio, -3,4%. Calcolando che l'export pesa per metà del Pil del Paese (la sola Samsung per il 20%), possiamo dire che il commercio globale è in caduta libera. Questi grafici di Barclays mostrano plasticamente il disastro in cui versa Seul:

Si tratta del peggior calo mensile dall'agosto del 2009 e va legato al contemporaneo calo delle importazioni del 18,3%. Insomma, la Corea del Sud sta per fare conoscenza con il suo "cigno nero", ovvero un deficit commerciale, visto che in agosto il surplus legato al commercio si è ristretto a soli 4,3 miliardi di dollari, un terzo in meno dei 6,1 miliardi attesi e quasi la metà dei 7,7 miliardi di luglio. Risultato? Un altro Paese sta per mettere forzatamente le mani nelle sue riserve valutarie o, forse peggio, sta per entrare anch'esso nella guerra valutaria asiatica.



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