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BANCHE/ Con la diaspora le Bcc vanno all'estinzione (o a Société Générale)

Pubblicazione:lunedì 21 settembre 2015

Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto) Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Sarà curioso registrare anzitutto la risposta delle autorità creditizie al “contropiede” delle Bcc trentine su un progetto di riforma del settore che fin dall’inizio guarda alla stabilizzazione del Credito cooperativo, non certo alla sua polverizzazione: certamente non alla scissione delle Bcc in good e bad, queste ultime lasciate indietro ad allungare la lista delle banche italiane su cui dal prossimo 1 gennaio pende il rischio del bail-in, a spese anche dei depositanti.

Sarebbe altresì interessante osservare quali misure di vigilanza Tesoro e Bankitalia prenderebbero a un singolo gruppo di un centinaio di Bcc con testa e core market nel Trentino e Bcc-filiale in giro per l’Italia. Difficile pensare che questa nuova realtà bancaria possa rimanere distinta da una Popolare e possa sfuggire alla riforma in corso: che esclude la governance cooperativa per le Popolari maggiori e le obbliga tout court alla trasformazione in Spa.

A Bologna, fra l'altro, non è sfuggita la presenza di Lorenzo Bini Smaghi, che i resoconti giornalistici hanno etichettato come “ex membro dell’esecutivo Bce”. In realtà oggi “Lbs” ricopre un altro incarico: è presidente del consiglio d'amministrazione della Société Générale, una delle tre big francesi. Le altre due (Bnp Paribas e Crédit Agricole) contano già su solide presenze in Italia: la prima controlla Bnl, la seconda Cariparma. Ovvio (e legittimo) che SocGen metta subito il cappello sull’incubatrice di una banca privata interregionale basata nel Nord Italia. Ovvio (e in sé legittimo) che le Bcc trentine guardino a un colosso europeo come sponda per forzare il proprio sganciamento dal riassetto nazionale del Credito cooperativo e valorizzarsi in autonomia. Però sarebbe utile - anche per le cooperative trentine - avere chiari presupposti e punti d’arrivo. A cominciare dalla tendenziale estinzione del Credito cooperativo italiano.

Difficile, a questo punto, che non ne parlino deputati e senatori: con tutte le incognite, peraltro, di una politicizzazione della riforma. Ancor più rischioso sarà, tuttavia, se la Banca d’Italia lascerà troppo a lungo incerti i propri orientamenti di vigilanza.   



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