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DALLA CITY/ I "pronostici" dei gestori sulle mosse della Fed

Pubblicazione:martedì 22 settembre 2015

Il presidente della Fed Janet Yellen (Infophoto) Il presidente della Fed Janet Yellen (Infophoto)

“Con un tasso di disoccupazione al 5,1%, il più basso dal 2008, la Fed aveva scuse sufficienti per alzare i tassi se voleva farlo,” aggiunge Murray di Efg. Un aumento avrebbe inviato al mercato un messaggio chiaro circa la sua politica monetaria e avrebbe ridotto l’ambiguità sulla tempistica di future decisioni, spiega. Invece “restiamo nell’incertezza” e le prossime riunioni del Fomc saranno attese con trepidazione in vista di una possibile inversione di politica.

Mentre il Fomc si professa “data-dependent” e focalizzato primariamente sui dati dell’economia statunitense nel processo decisionale, alla fine hanno pesato l’inflazione, che potrebbe ulteriormente subire spinte al ribasso, e l’incertezza circa le prospettive e la turbolenza del mercato globale, dice Kenneth J. Taubes, chief investment officer, U.S., di Pioneer Investments.

L’opinione più gettonata tra gli investitori della City circa le prossime mosse della Fed è che se un primo aumento dei tassi arriverà a dicembre di quest’anno, sarà probabilmente seguito da progressivi piccoli rialzi.  Sarà “un processo lento” fatto di “piccoli passi,” dice Williams, aggiungendo di aspettarsi un aumento da parte della Fed “fino a circa 3 e tre quarti o 4 per cento” da qui a due o tre anni. Secondo l’economista, gli Stati Uniti non hanno perso l’impulso della crescita. Inoltre, l’economia della Cina può ancora crescere e Pechino dispone di “molti bottoni sul suo pannello di controllo dell’economia”. La combinazione di questi due fattori può spingere la Fed ad alzare i tassi a dicembre, conclude Williams.

Per Wouter Sturkenboom, senior investment strategist di Russell Investments, “il primo rialzo, a dicembre, sarà modesto,” ma su quelli successivi “le nostre aspettative sono un pò più aggressive”. Sturkenboom dice infatti che la Fed agirà “in una maniera prevedibile, alzando i tassi ogni tre mesi” e aumentando di “circa l’1% per anno”.

Paras Anand, head of european equities di Fidelity Worldwide Investment, sottolinea come l’attuale attenzione sull’azione della Fed rifletta “un senso di vulnerabilità dei mercati azionari” che sono stati spinti dalle politiche di espansione piuttosto che da una crescita dei profitti e sui quali prevale un crescente nervosismo circa la crescita economica, in particolare quella cinese. In questo contesto, spiega, “un rialzo dei tassi a breve sarebbe visto come un ritiro della liquidità dai mercati” e quindi non come una buona notizia per molti operatori.


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COMMENTI
22/09/2015 - Americani doppiamente fortunati (Giuseppe Crippa)

C’è una analogia tra Winterkorn (il capo della VW) ed Obama: il primo vende auto negli States grazie a dati tecnici taroccati mentre il secondo compra il favore dell’opinione pubblica americana con dati economici ugualmente taroccati. Per fortuna degli americani la magistratura si è accorta dei magheggi del primo e la Fed sa dei magheggi del secondo e si comporta di conseguenza, non alzando i tassi come dovrebbe se i dati fossero corretti.