BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |

DALLA CITY/ I "pronostici" dei gestori sulle mosse della Fed

Analisti e strategist della City al Sussidiario.net: la Fed promuoverà una dinamica graduale di rialzo dei tassi (tendenzialmente 1% all'anno fino a oltre il 3%). CRISTINA BALOTELLI

Il presidente della Fed Janet Yellen (Infophoto) Il presidente della Fed Janet Yellen (Infophoto)

La decisione della Federal Reserve di non alzare i tassi d’interesse non ha sorpreso i gestori della City. Dalle opinioni raccolte per ilsussidiario.net prima dell’attesa riuniune della banca centrale americana a Washington il 16-17 settembre, era emerso un generale consensus sul fatto che la Fed non avrebbe aumentato i tassi a settembre, ma avrebbe atteso dicembre. Quello che ha sorpreso questa volta, rispetto alle precedenti comunicazioni della banca centrale americana, è stato lo spostamento dell’enfasi sui fattori internazionali rispetto a quelli domestici. Infatti, malgrado i dati sulla ripresa dell’economia statunitense, sulla decisione della Fed hanno prevalso le preoccupazioni per i rischi derivanti dalla turbolenta situazione internazionale e dalla Cina in particolare.

La politica monetaria americana è ora “più sensibile alla situazione internazionale”, dice Neil Williams, chief economist di Hermes Investment Management, aggiungendo che “la Cina importa alla Fed”. Sul fronte interno, sottolinea, la Fed ha detto nel suo statement che “la crescita dei salari non è ancora decollata”. Questa volta, continua Williams, a differenza delle volte precedenti, anche se la Fed cominciasse a rialzare i tassi poco a poco “avremmo ancora davanti a noi altri due anni di tassi d’interesse reali negativi”. In altre parole, l’azione della Fed sarebbe molto più lenta dell’inflazione, spiega. Inoltre, la Fed e la Bank of England alzeranno i tassi “a un livello molto più basso di quanto non usavano fare”. Questo vuol dire che anche se la Fed cominciasse ad alzare i tassi, i growth assets nei portafogli degli investitori - per esempio le azioni - potrebbero ancora beneficiarne in quanto gli investitori avranno denaro dal basso costo (cheap money) da collocare, spiega l’economista.

Anche Daniel Murray, chief economist di Efg Asset Management, nota come la Fed sembra aver cambiato enfasi rispetto alle comunicazioni precedenti, attribuendo “maggiore importanza agli sviluppi internazionali, alla moneta e al comportamento del mercato”. In questo modo, secondo Murray, la Fed “si allontana dalle sue precedenti comunicazioni,” nelle quali dava più importanza ai fattori domestici, confondendo ulteriormente il suo messaggio.

Diversi gestori della City sottolineano come la decisione della Fed abbia aumentato l’incertezza sui mercati finanziari. Per David Kelly, chief global strategist di J.P. Morgan Asset Management, la logica dietro alla decisione della banca centrale americana presieduta da Janet Yellen “suggerisce un più lento aumento generale dei tassi d’interesse, limitando le perdite del mercato obbligazionario e potenzialmente producendo profitti in alcune aree”. Ma l’aumentata incertezza sulla Fed probabilmente farà crescere la volatilità sui mercati e quindi potrebbe limitare i guadagni del mercato azionario statunitense, aggiunge.

Paul Jackson, head of research di Source Etf, dice che la Fed alzerà i tassi di 25 punti base per volta fino a un target del 3%. Ma la mancata azione della banca centrale “terrà i mercati in uno stato di nervosismo nei prossimi mesi,” aggiunge. All’indomani della decisione della Fed, la probabilità di un rialzo a dicembre o prima “è solo al 45 per cento” mentre mercoledì scorso, alla vigilia della decisione, era al 64 per cento, nota Jackson.


COMMENTI
22/09/2015 - Americani doppiamente fortunati (Giuseppe Crippa)

C’è una analogia tra Winterkorn (il capo della VW) ed Obama: il primo vende auto negli States grazie a dati tecnici taroccati mentre il secondo compra il favore dell’opinione pubblica americana con dati economici ugualmente taroccati. Per fortuna degli americani la magistratura si è accorta dei magheggi del primo e la Fed sa dei magheggi del secondo e si comporta di conseguenza, non alzando i tassi come dovrebbe se i dati fossero corretti.