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ELEZIONI GRECIA/ Sapelli: Atene ci regala la "via di fuga" dall'Europa tedesca

Pubblicazione:martedì 22 settembre 2015

Alexis Tsipras (Infophoto) Alexis Tsipras (Infophoto)

Il responso delle urne in Grecia è chiaro ed è molto importante. Il distacco tra Syriza e Nuova Democrazia è netto e non ha più incertezze, soprattutto perché il tradizionale alleato di Syriza è stato premiato dalle urne confermando i suoi seggi e l'abbraccio tra il suo leader e Tsipras nel discorso tenuto dal vincitore tra la folla festante conferma che si darà vita immediatamente al nuovo governo.

Va sottolineato che ill Pasok è definitivamente crollato. E l'astensionismo, se ha superato il 50%, non ha fatto registrare quelle cifre che molti analisti avevano previsto. La credibilità di Syriza non è stata intaccata, ma anzi i suoi voti, se si considera il risultato dei suoi scissionisti, sono di fatto aumentati, falsificando ogni previsione.

Si è trattato, in ogni caso, di un confronto diretto tra Alexis Tsipras e Vangelis Meimarakis, leader di Nuova Democrazia, e questo dà il segno dell'irreversibile cambiamento intervenuto non solo nella macchina dei partiti ma negli stessi blocchi politico-sociali che per circa settant'anni hanno disegnato il volto della sempre incompiuta democrazia greca ch'era ristretta dalla cornice delle forze armate e della monarchia sotto l'usbergo della Nato e degli Usa. 

La famiglia e il clan Papandreou ereditava il lascito della resistenza e della lotta all'anti maccartismo seguito alla guerra civile del 1944-49 che annientò fisicamente ma non politicamente i comunisti greci filo-titini. Il Pasok della famiglia Papandreou si è dissolto perché non ha saputo trovare una mediazione tra la resa alla troika - che pur compì con la dignità delle dimissioni il suo ultimo discendente George - e la necessità di intercettare i nuovi movimenti sociali degli anni Novanta, soprattutto nell'università e tra i lavoratori portuali.

Syriza con coraggio nacque per iniziativa della parte più moderna degli eredi della tragedia della guerra  civile, ossia i comunisti filo-italiani, gli "eurocomunisti" antisovietici. E l'esito del voto dimostra che i greci hanno confermato la loro fiducia a Tsipras. E questo perché, a differenza del Pasok, non si è piegato, ma ha negoziato con coraggio. E questo è già un bel risultato che indica che una via d'uscita dal dominio eurocratico tedesco in Europa è possibile, è praticabile purché si abbiano le idee chiare: lasciarsi alle spalle le politiche di austerità con una moderazione che non è resa e rassegnazione ma realismo.

Tsipras ha vinto così come ha rischiato, ossia con il referendum e con queste stesse elezioni che sono state un rischio calcolato e che si trasformano invece in una schiacciante vittoria del popolo greco e della sua fermezza. Per questo il Kke, ossia i comunisti greci ex filo-sovietici, con il loro 6% di voti, di Syriza sono oppositori più implacabili di tutte le destre Perché? Perché Syriza dimostra che il riformismo è possibile e sconfigge l'infantilismo frazionistico della sinistra.


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