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Economia e Finanza

CASO VOLKSWAGEN/ Una "partita" che riguarda anche l'Italia

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Tutto bene, salvo il fatto che la cogestione non ha affatto impedito lo scandalo delle emissioni diesel, così come altri episodi imbarazzanti nella storia di Wolfsburg. La sensazione è che, in presenza di tecnologie sempre più complesse, il ruolo di controllore non può essere affidato a un consiglio di sindacalisti (attenti solo alla difesa di impieghi e salari) e di politici: la governance tedesca non è più un modello. Il board di una società di quelle dimensioni deve essere composto da indipendenti.

2) Dietro il sipario della cogestione, in questi anni si sono consumate in casa Volkswagen faide cruente, che fanno impallidire le gesta più deteriori dei salotti nostrani. Ferdinand Piech, protagonista del boom di Audi, è stato il fautore di una politica imperiale basata su un sistema federale. La casa di Wolfsburg, sotto il suo comando, ha fatto shopping (Ducati e Italdesign, gli ultimi esempi italiani) con l'obiettivo di allargare i confini del gruppo in ogni segmento della mobilità. L'obiettivo? Mani libere ai manager purché centrassero obiettivi sempre più ambiziosi di vendita. Tutt'altra la visione di Winterkorn, che da aprile ha cercato di imporre un controllo centralizzato, con il risultato, tra l'altro, di spingere Giorgetto Giugiaro all'uscita da Italdesign: il creatore della Golf non si vedeva nei panni del funzionario. Ma dal duello è emersa una profonda spaccatura di visione che è tra le cause della crisi attuale: il tentativo di passare da 400 mila a un milione di auto vendite negli Usa spiega la scelta di truccare i modelli per avere vetture performanti senza sacrificare i profitti. A costo di correre gravi rischi. Per evitare tali tentazioni, è importante la massima trasparenza agli occhi del mercato. 

3) Nel 2013 Angela Merkel in persona s'impose perché il Consiglio Ue rinviasse a data da destinarsi le decisioni sulle emissioni di sostanze nocive. In questo modo la Cancelliera guadagnò un rinvio di un anno delle nuove regole ambientali, a vantaggio dei tre Big tedeschi. In quell'occasione italiani e francesi, che vantavano dati migliori, hanno dovuto chinare il capo. È solo un esempio del gioco di squadra della Germania ogni qualvolta vengono messi in discussione gli interessi del Paese. Ma la politica rischia di essere un alleato scomodo. Almeno per gli altri. La Germania, per facilitare la ripresa dell'industria dell'auto, non esiterà a smantellare la politica europea sugli aiuti di Stato. Consapevole, tra l'altro, di poter trovare alleati tra i nostalgici della "politica industriale" di ogni Paese, Italia in testa, dove il partito pro Volkswagen, inteso come avversario dichiarato del capitalismo classico, è pronto a svolgere il suo ruolo gregario. 

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