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SPY FINANZA/ Una nuova Lehman per "aiutare" la Fed

MAURO BOTTARELLI analizza le mosse delle Banche centrali e si dice certo che le difficoltà di Glencore si trasformeranno in un'arma utile per un nuovo intervento espansivo della Fed

Janet Yellen (Infophoto) Janet Yellen (Infophoto)

Viviamo in un mondo di pazzi, c'è davvero poco da fare. Ieri la Borsa di Tokyo ha recuperato dopo le scivolate delle ultime sessioni. Ma sapete perché? Perché l'inflazione "core" in Giappone è tornata sotto zero per la prima volta da oltre due anni, suscitando ulteriori dubbi sui piani del governo Abe per rilanciare economia e prezzi! L'indice Nikkei ha chiuso in ripresa dell'1,76% a 17.880,51 punti, recuperando la perdita della seduta precedente perché sono tornati in deflazione nonostante i miliardi a pioggia dell'Abenomics! Si festeggia un fallimento! Ironia a parte, purtroppo questo è il mercato in cui viviamo: pessimi risultati macro sono sintomo di nuovo stimolo e visto che a ottobre la Bank of Japan si riunirà per decidere il da farsi, la Borsa già sconta un ampliamento del programma. 

Si va avanti ancora un po' così, un mercato zombie che vive solo grazie ai soldi della Banca centrale e allo yen svalutato: il cielo non volesse che si dovesse palesare un filo di rivalutazione, altrimenti il baraccone verrebbe giù in un secondo. L'indice "core" dei prezzi al consumo è calato dello 0,1% in agosto, cosa che non succedeva dall'aprile 2013, proprio quando il premier Shinzo Abe scelse come governatore della Banca del Giappone Haruhiko Kuroda, che non perse tempo a introdurre una politica monetaria ultra espansiva e a fissare un target preciso di inflazione al 2% da conseguire entro due anni (tempistica poi estesa, visto che le dinamiche inflazionistiche e quelle salariali peggioravano a ogni trimestre). 

Il dato, come vi ho già detto, finisce per moltiplicare le pressioni sulla Banca centrale perché allenti ulteriormente la politica monetaria con ulteriori acquisti di asset, forse il prossimo 30 ottobre in occasione del rilascio dell'outlook aggiornato sull'economia. Una mossa che appare però non priva di complicazioni, in quanto dalla Federal Reserve è stato sostanzialmente confermato giovedì sera che l'obiettivo resta un avvio della manovra di rialzo dei tassi americani entro la fine dell'anno. Ieri mattina Abe e Kuroda si sono incontrati e il governatore ha detto di non aver ricevuto specifiche sollecitazioni, ma proprio la sera prima il premier aveva annunciato l'inizio della fase due dell'Abenomics, con l'obiettivo di spingere il Pil nominale di un quarto a 600mila miliardi di yen: pur non avendo indicato in quale anno il Pil raggiungerà questo livello, stando a proiezioni governative dovrebbe accadere nel 2020. Al limite, si stampa ancora un po' e si aspetterà il 2015, che problema c'è. 

Insomma, un piccolo problemino demografico il Giappone ce l'ha ma non stiamo a guardare il capello. Ma, come anticipato, c'è anche la variabile Fed, visto che durante il suo atteso discorso all'università Hamerst nel Massachusetts, Janet Yellen ha confermato che la Federal Reserve alzerà i tassi entro fine anno se i dati che giungono dall'economia reale lo consentiranno, confermando quanto avevano anticipato lo scorso weekend quattro esponenti della Fed, che si erano espressi in maniera separata. Il governatore centrale ha detto che si aspetta un ritorno dell'inflazione al tasso del 2% «nei prossimi anni», visto che i fattori temporanei che la stanno premendo al ribasso ora tenderanno a diminuire.