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Economia e Finanza

BANCHE/ Opzione-Fondazioni per Popolari e Credito Cooperativo

Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)Il governatore Bankitalia Ignazio Visco (Infophoto)

Una Fondazione quindi può mantenere quote nelle sue banche storiche (per Cariverona, ad esempio, è UniCredit) entro il tetto quantitativo e investire altre porzioni del suo patrimonio in altre banche o istituzioni finanziarie: ovviamente nel rispetto  generale delle “migliori pratiche” di un investitore istituzionale riguardo la valutazione del rischio e della liquidità di un impiego e le prospettive di un reddito corretto e sostenibile.

È comunque prevedibile che - sotto la supervisione di Tesoro e Bankitalia - alcune Fondazioni saranno autorizzate a entrare in nuovi azionariati di riferimento di poli bancari: con la stessa funzione di presidio e di accompagnamento di medio periodo svolta dopo la riforma bancaria degli anni ’90 nella formazione dei grandi gruppi. Non è inverosimile che contro una ripresa di ruolo delle Fondazioni nel sistema bancario italiano si levino nuove voci critiche, soprattutto in sede internazionale: dove è già citato un piccolo studio di una giovane economista francese pubblicato l’anno scorso in una collana del Fondo monetario internazionale.

Ma il tono della recente lettera del vicedirettore generale della Banca d’Italia, Fabio Panetta, al presidente del nuovo Consiglio di vigilanza della Bce - Danièle Nouy - ha segnato un indubbio cambio di passo nell’atteggiamento delle autorità monetarie nazional: non più disposte - almeno negli intenti - a subire passivamente la pressione di “ri-regolazioni” che - dietro l’obiettivo di riformare il sistema finanziario dopo la grande crisi - celano spesso violente dinamiche competitive fra sistemi-Paese. Anche all’interno dell’Ue.

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