BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Dalla Cina la "leva" per una nuova crisi

Pubblicazione:lunedì 28 settembre 2015

Infophoto Infophoto

Cosa pensare, quindi? Una cosa va tenuta in mente, ovvero considerando le letture da massimo storico del margin debt, se quello che abbiamo vissuto è l’inizio di un calo più ampio, la risultante mossa sia sul debito a leva che sulle valutazione dei titoli sarà ben più ampia di quella di una correzione di breve termine. Quindi, se abbiamo un 50% di possibilità tra l’opzione benigna di quel calo e quella maligna, le conseguenze di due dinamiche opposte sarebbero molto differenti tra loro. In ogni mercato rialzista, infatti, alcuni eccessi si creano nel corso delle sue durata e metriche come il margin debt all’inizio e nel pieno del corso rialzista sono fattori favorevoli, ovvero spingono ancora più al rialzo gli indici, una sorta di spirale ottimistica auto-alimentante. Ma quando la musica si ferma e il mercato comincia a correggere, questi fattori positivi si tramutano sempre in fattori di drammatizzazione della situazione, visto che nel caso del margin debt le vendite forzate su margin calls tendono a esacerbare - e di parecchio - il danno e tramutano le correzioni in crolli e sell-off. Attenzione, quindi, a tenere d’occhio le metriche che sottendono i cali degli indici, poiché a oggi nessuno è in grado di interpretare con certezza quel calo nel margin debt, un rischio potenziale che potrebbe tramutare una fase di “ossigenazione” dei corsi dopo la lunga cavalcata rialzista in una correzione più lunga e dolorosa del previsto, tanto più che alcune dinamiche cominciano a essere sconnesse.

Ad esempio, questa, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, ovvero il fatto che l’unica cosa che era funzionata negli ultimi sette anni, cioè il meccanismo di trasmissione dal Qe delle Banche centrali ai mercati, l’unica ragione dei corsi rialzisti perenni, di colpo sembra essersi interrotto bruscamente. Questa dinamica è chiara soprattutto sugli indici Usa, dove lo Standard&Poor’s attualmente non è in ribasso solo rispetto alla fine del Qe3 ma anche di un -5% su base annua, il calo maggiore dal 2008.

E qui arriva la parte a mio avviso fondamentale dell’analisi, una chiave che potrebbe aiutarci a valutare correttamente il calo del margin debt a cui stiamo assistendo. Si tratta della cosiddetta “dinamica dei flussi incrociati” e per capirla occorre partire dal secondo grafico e dai due unici concetti cardine in un ambiente keynesiamo come quello attuale: ovvero, crescita reale e creazione del credito. Come ci mostrano i grafici, c’è stata molta creazione del credito ma poca crescita o, almeno, non abbastanza a giustificare tutto quel flusso di credito. Perché? Ce lo spiega il terzo grafico, il quale ci mostra come il creatore marginale di credito dall’inizio della crisi finanziaria in poi non siano state le Banche centrali dei Paesi sviluppati, le quali si sono limitate a operare offsetting sul deleverage del settore privato e a evitare i default, bensì dai mercati emergenti e dalla Cina in particolare. Quindi, capite da soli che se l’unica vera fonte di creazione del credito, quindi di liquidità per i mercati, sono stati gli emergenti e la Cina, ora che questi stanno drenando liquidità dalle loro riserve valutarie cercare di sostenere le loro valute nella guerra innescata dalla minaccia di rialzo dei tassi delle Fed, la possibilità che il sistema grippi per mancanza di credito sale e di molto.

 

 

 


< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >