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SPY FINANZA/ Dalla Cina la "leva" per una nuova crisi

Pubblicazione:lunedì 28 settembre 2015

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Nelle analisi grezze di mercato, si fa spesso affidamento ai cosiddetti “background indicators”, ovvero varie metriche di investimento che descrivono le condizioni di lungo termine ma che non sono esse stesse dei catalizzatori. Di fatto, però, sono ottimi misuratori del rischio potenziale una volta che un evento catalizzatore arrivi a innescare un calo dei corsi. Bene, nel mondo attuale abbiamo almeno una mezza dozzina di potenziali eventi destabilizzatori, dalla Cina ai mercati emergenti nel loro complesso, dal prezzo del petrolio ai rischi di controparte sulla catena del collaterale, dai dati macro che indicano tutt’altro che ripresa al combinato di debito pubblico/privato che grava sulle valutazioni degli assets.

Oggi come oggi c’è un “background indicator” molto netto sul mercato ed è il livello del margin debt sulla Borsa di New York, ovvero il denaro preso in prestito per acquistare a leva titoli a Wall Street. Come sapete da tempo, più alto è il margin debt, più il sistema è esposto al leverage e quindi più cresce il rischio potenziale in caso di esplosione delle bolla, in prima istanza le margin calls per chiudere forzatamente le posizioni a qualsiasi prezzo il mercato imponga. Ad aprile di quest’anno, il margin debt sul Nyse ha raggiunto il massimo di tutti i tempi a più di 500 miliardi di dollari ma, come ci mostra il grafico a fondo pagina, negli ultimi mesi si è sgonfiato un po’, visto che dopo le correzioni al ribasso di agosto ha toccato 473 miliardi, giù del 6,7% dai massimi.

Il dilemma che sta attanagliando sempre più analisti e traders in questi giorni è il seguente: come valutare questo sgonfiamento, un salutare deleverage da un eccesso di posizioni a leva oppure l’inizio di un trend più ampio dove l’insieme di rischi potenziali per un corso ribassista diviene rischio reale? Non esistono metodi sicuri per saperlo, ma ci sono dei precedenti, per l’esattezza dal 1999 a oggi ci sono stati quattro casi di margin debt calato di almeno il 6,7% dai massimi: aprile 2000, agosto 2007, maggio 2010 e agosto 2011. Come sappiamo, i primi due ritracciamenti si sono sostanziati in vere e proprie correzioni di lungo termine, coincidendo di fatto con l’inizio di un mercato dell’orso ciclico per le equities. Negli altri due casi, nonostante si sostanziarono correzioni dolorose sui corsi, non si è assistito a ritracciamenti prolungati sul margin debt.

Nei fatti, per quanto riguarda il maggio 2010 e l’agosto 2011, l’andamento del margin debt apparve quasi sconnesso dai corsi, visto che la correzione degli stessi era quasi già finita. Guardando alcune altre metriche, possiamo dire che ci sono somiglianze tra la situazione attuale e quelle del 2010 e 2011, soprattutto con quest’ultimo caso, quindi è possibile che il ritracciamento di mercato che abbiamo visto in agosto e in parte in settembre abbia ormai terminato la sua corsa e non intenda sostanziarsi in una correzione vera e propria, ma ci sono anche delle differenze. Nel 2010 e 2011, il margin debt non era ai suoi massimi storici, cosa che invece accadde nel 2000 e 2007.

 


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