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SPY FINANZA / Da Volkswagen a Glencore, i "giganti" dai piedi d'argilla

Pubblicazione:martedì 29 settembre 2015 - Ultimo aggiornamento:martedì 29 settembre 2015, 13.45

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E non basta, perché le "tre sorelle" del rating hanno già annunciato possibili taglia alle valutazioni di outloook e debito della casa produttrice tedesca, un qualcosa che se avverrà non potrà che esacerbare i termini di finanziamento sull'open market. Eppure, attorno a me continuo a sentire soltanto malcelata gioia per questo capitombolo della credibilità dei "crucchi", quasi l'Italia avesse qualcosa da guadagnarci. E invece no, ha solo da perderci, visto che il gruppo Volkswagen acquista annualmente componentistica italiana per un valore di oltre 1,5 miliardi di euro, mentre nel 2014 l'intera Germania ha acquistato componenti dal nostro Paese per 3,97 miliardi di euro, stando a dati dell'Anfia, l'Associazione che rappresenta la filiera dell'industria automobilistica italiana. Di più, la Germania è di gran lunga il primo partner commerciale dell'Italia, sia come mercato di sbocco, sia come fonte di provenienza dell'import. 

Il volume dell'interscambio bilaterale è molto elevato: nel 2014 è stato di circa 103 miliardi di euro, una cifra che ammonta quasi alla somma degli scambi che intratteniamo con Francia e Regno Unito insieme. I rapporti di subfornitura industriale tra i due paesi sono talmente rilevanti e consolidati da configurarsi come relazioni di mutua dipendenza e i flussi di investimento sono particolarmente significativi in entrambe le direzioni: sono oltre 1.800 le imprese tedesche in Germania partecipate da aziende italiane (che danno lavoro a quasi centomila persone) e quasi 1.400 le aziende in Italia a capitale tedesco (che garantiscono oltre 140mila posti di lavoro). 

Avete ancora voglia di ridere delle disgrazie di Volkswagen? Andate a dirlo a chi lavora in quelle aziende e alle loro famiglie, vediamo cosa vi dicono, vediamo se solo felici della figuraccia di Merkel e soci. Ma si sa, le emissioni fanno paura, il terrorismo ambientalista è una macchina di propaganda potentissima, basta far vedere due ghiacciai che sgocciolano e quattro pesci morti in un lago e tutti si commuovono e preoccupano, forse dimenticandosi della quantità di balle anti-scientifiche che sono alla base della filosofia verde. Ma attenzione, perché nel silenzio generale, un'altra azienda di dimensioni globali sta per andare zampe all'aria, come vi dicevo la scorsa settimana. 

Glencore, il gigante minerario anglo-australiano, sta vedendo il proprio titolo in caduta libera, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, avendo perso il 27% solo nel mese di settembre, qualcosa come 13 miliardi di capitalizzazione bruciata, mentre da inizio anno il calo è stato del 75%, facendo di Glencore il peggior performer dell'indice Ftse 100 di Londra. Chi ha comprato il titolo a 125 pence solo il 16 settembre scorso, ora si ritrova in mano carta che vale circa 73 pence, giù del 43% in due settimane. Di fatto, se il prezzo delle commodities resta quello attuale, Glencore deve comunque porre in essere una ristrutturazione selvaggia per restare a galla, mentre se dovesse calare di nuovo sarebbero guai serissimi. Anche perché i prossimi in fila per patire la situazione sono i detentori obbligazionari, visto che il bond da 1,25 miliardi di euro con scadenza marzo 2021 viaggia già oggi a 78 centesimi sull'euro, mentre il bond da 750 milioni con scadenza 2025 è a quota 67 sull'euro, entrambi minimi record. Qualche analista parla chiaramente di trading al di sotto dei 50 centesimi nei prossimi mesi, se non settimane. 

Non a caso, come ci mostra il secondo grafico, il costo per assicurarsi sul debito di Glencore è salito ai massimi record, con il credit default swap letteralmente esploso, passando dai 170 punti base del marzo 2014 ai meno di 600 di venerdì e ai 708 di ieri, quadruplicato in poco più di un anno e su di 154 punti base in un solo weekend! Ma c'è un'altra commodity che sta mettendo in ginocchio molti grandi player, soprattutto in Medio Oriente: il petrolio. 

 

 


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COMMENTI
29/09/2015 - WV (beniamino zanella)

ottimo l'articolo per come viene illustrato il pericolo del problema WV in italia, ma dire che la politica verde è una porcata ce ne passa. spero che tu non abbia figli o nipoti perchè è la gente come te che darà loro un futuro pieno di problemi. ti dice niente l'isola di pasqua??? vedila un pò più in grande e capirai cosa ci aspetta

 
29/09/2015 - Terrorismo ambientalista? (Franco Labella)

A voler essere coloriti direi che il comportamento di Volkswagen a Napoli lo chiamerebbero "fare il pacco", è quello offerto al malcapitato di turno con dentro il mattone al posto del portatile mostrato prima. A voler essere, invece, analitici vendere un prodotto con qualità effettive diverse da quelle dichiarate si chiamerebbe, codice penale italiano alla mano, truffa in commercio. E tutto questo ha a che vedere col "terrorismo ambientalista"? Boh... C'è, in quest'articolo, un notevole spread tra il tecnicismo degli ABS e dello sconto e l'evidente incoraggiamento dei comportamenti truffaldini in considerazione (pare) degli effetti economici anche interni del ruzzolone tedesco. Da insegnante di materie giuridico-economiche,poi, mi faccio una domanda: ma se i miei studenti me lo dovessero chiedere cosa gli dico che tutto sommato ci si poteva tenere il software taroccato perchè tanto gli effetti dell'inquinamento sono nel lungo periodo (nel quale , come ammoniva Keynes, saremo tutti morti) o, invece, vale la pena di pretendere il rispetto delle regole? Mi piacerebbe conoscere la risposta del "britannico" Bottarelli.