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SPY FINANZA / Da Volkswagen a Glencore, i "giganti" dai piedi d'argilla

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L'Arabia Saudita ha ritirato decine di miliardi di dollari dagli investimenti all'estero per cercare di arginare il deficit e ridurre l'esposizione alla volatilità dei mercati azionari a causa del dimezzamento del prezzo della materia prima: «È stato il nostro Black Monday», ha commentato la settimana scorsa al Financial Times un gestore di fondi comuni. Nigel Stilltoe, responsabile dei servizi finanziari della società di market intelligence Insight Discovery, ha calcolato che l'Arabia Saudita deve aver ritirato fra i 50 e i 70 miliardi di dollari di investimenti oltre confine nei mesi scorsi, mentre altri manager dell'industria del risparmio gestito stimano che i disinvestimenti siano andati ben oltre i 70 miliardi di dollari. Anche perché nel frattempo le riserve in valuta estera della Saudi Arabian Monetary Agency sono crollate di 72 miliardi di dollari dall'estate dell'anno scorso, quando il petrolio ha cominciato a scendere e da quando il Paese ha cominciato a finanziare la campagna militare in Yemen. 

La Banca centrale dell'Arabia sta preparando poi l'emissione di un'obbligazione (dopo anni che non lo faceva), ma, come nel caso di Volkswagen, il premio di rischio richiesto sarà alto, perché toccare le riserve è come toccare l'alta tensione, i mercati prezzano subito la tua fragilità e vulnerabilità. Mentre parte di questo denaro è stato usato per ridurre il deficit a casa, il resto, sostengono i money manager internazionali, pare sia stato investito in asset meno rischiosi e più liquidi. Basti pensare che il Fondo sovrano del Qatar, Qatar Investment Authority, maggior detentore delle azioni privilegiate Volkswagen col 13% e il terzo maggior azionista delle azioni ordinarie (17%), ha visto evaporare 3,8 miliardi di euro nei primi due giorni dopo lo scoppio dello scandalo che sta travolgendo il gruppo automobilistico tedesco. E lo stesso vale per Glencore. 

Nel corso degli ultimi decenni, l'Arabia Saudita ha investito nei fondi di Aberdeen, Fidelity, Invesco, Goldman Sachs e, soprattutto, riferisce il FT, BlackRock e il gestore Usa ha già registrato uscite dall'Europa, Medio Oriente e Africa. Nel secondo trimestre del 2015 BlackRock ha registrato uscite nette per 24,1 miliardi dall'Emea, contro afflussi netti per 17,7 miliardi nel primo trimestre. Nel frattempo, il colosso Royal Dutch Shell Plc ha deciso che smetterà di effettuare esplorazioni offshore in Alaska: motivo? Gli alti costi e una normativa restrittiva voluta dai gruppi ambientalisti, guarda caso. E guarda caso, la decisione è stata presa sei settimane dopo aver ottenuto il via libera nelle acque dell'Artico al largo degli Usa, un business che per Shell oggi vale 3 miliardi di dollari, oltre a 1,1, miliardi di commesse in arrivo. 

Sicuri che tutto questo ambientalismo ci faccia proprio bene? Sicuri che veder andare a zampe all'aria aziende di dimensioni globali ed enormi fornitori di liquidità attraverso il riciclo del petrodollaro come l'Arabia Saudita siano cose da niente, incidenti della storia cui si può passare sopra con un sorriso, pensando alla faccia di Angela Merkel in questo momento? Fossi in voi penserei bene a cosa volete, rischiate di ottenerlo. Spiacente, ma nascondersi dietro l'ultima enciclica del Papa per giustificare quello che è fascismo ambientalista rischia di costarci davvero caro, un prezzo che io non intendo pagare alla lobby verde e ai suoi interessati padrini d'Oltreoceano.



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COMMENTI
29/09/2015 - WV (beniamino zanella)

ottimo l'articolo per come viene illustrato il pericolo del problema WV in italia, ma dire che la politica verde è una porcata ce ne passa. spero che tu non abbia figli o nipoti perchè è la gente come te che darà loro un futuro pieno di problemi. ti dice niente l'isola di pasqua??? vedila un pò più in grande e capirai cosa ci aspetta

 
29/09/2015 - Terrorismo ambientalista? (Franco Labella)

A voler essere coloriti direi che il comportamento di Volkswagen a Napoli lo chiamerebbero "fare il pacco", è quello offerto al malcapitato di turno con dentro il mattone al posto del portatile mostrato prima. A voler essere, invece, analitici vendere un prodotto con qualità effettive diverse da quelle dichiarate si chiamerebbe, codice penale italiano alla mano, truffa in commercio. E tutto questo ha a che vedere col "terrorismo ambientalista"? Boh... C'è, in quest'articolo, un notevole spread tra il tecnicismo degli ABS e dello sconto e l'evidente incoraggiamento dei comportamenti truffaldini in considerazione (pare) degli effetti economici anche interni del ruzzolone tedesco. Da insegnante di materie giuridico-economiche,poi, mi faccio una domanda: ma se i miei studenti me lo dovessero chiedere cosa gli dico che tutto sommato ci si poteva tenere il software taroccato perchè tanto gli effetti dell'inquinamento sono nel lungo periodo (nel quale , come ammoniva Keynes, saremo tutti morti) o, invece, vale la pena di pretendere il rispetto delle regole? Mi piacerebbe conoscere la risposta del "britannico" Bottarelli.