BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SPY FINANZA/ Il "crollo silenzioso" dei mercati

Pubblicazione:

Infophoto  Infophoto

In molti, quasi fossero Nostradamus, si attendevano il big crash per il 14 settembre scorso, ma nulla è accaduto: la questione è che in cicli come questi, non ci si deve focalizzare su un giorno particolare, sul crollo che fa rumore e finisce sulle prime pagine dei giornali. Vi ho appena dimostrato cosa sia accaduto negli ultimi sei giorni di trading della scorsa settimana sui mercati globali, ma voi avete avuto sentore della crisi e del rischio da parte dei media? Zero, si parla solo di Siria, migranti e Volkswagen. Forse perché a qualcuno fa comodo distogliere l'attenzione da quanto sta accadendo sugli indici, proprio per evitare la sindrome da 2008, almeno a livello di percezione mediatica e popolare del rischio. 

Ma siamo solo all'inizio del ciclo, fidatevi, perché ci sono almeno tre variabili che ancora non si sono dispiegate: la bolla obbligazionaria, la grande crisi dei derivati e il debito fuori bilancio cinese. Ma c'è una dinamica ulteriore, emersa solo da poco tempo, che potrebbe fungere da accelerante del grande incendio finanziario globale. Come vi ho più volte dimostrato nei miei articoli, uno dei driver primari dei rialzi azionari record è stato l'enorme numero di buybacks azionari operati dalle grandi corporations Usa, le quali utilizzavano il denaro facile ottenuto da emissioni obbligazionarie record per ricomprare azioni proprie al fine di abbassare il flottante, tenere alte le quotazioni, pagare i dividendi agli azionisti, ma soprattutto ricchi bonus ai manager, grazie a valutazioni in prospettiva di utili per azione completamente fuori dal mondo. 

Già questo circolo vizioso era pericolosissimo, ma ora c'è di peggio, come ci mostra il grafico a fondo pagina: ovvero, adesso le compagnie finanziano i loro buybacks vendendo i bonds ad altre compagnie. Insomma, le aziende che cercano rendimenti migliori per il loro capitale stanno facendo indigestione di obbligazioni di altre ditte, come ad esempio Apple, Oracle e Johnson&Johnson che stanno comprando con il badile bond corporate di aziende ad alto rendimento come Verizon Communications Inc. e Gilead Sciences Inc. Metà del capitale cash detenuto dalle aziende Usa nello scorso mese di agosto era investito in bond corporate investment grade, un record assoluto, stando a Clearwater Analytics, mentre i responsabili finanziari hanno ridotto le detenzioni in investimenti più tradizionali come titoli di Stato Usa e certificati di deposito. 

Certo, quei bond offrono rendimenti maggiori dei depositi bancari o dei fondi money-market, ma operando in questa maniera si sta anche aumentando il rischio di un asset per cui la priorità è la protezione della cedola. Se i tassi di interesse dovessero salire in fretta, il valore dei loro bond esistenti con rendimenti più bassi si schianterebbe e, inoltre, se si innescasse un ulteriore peggioramento sui mercati sarebbe più difficile per le compagnie vendere le loro detenzioni, in caso dovessero fare cassa e in fretta. Se poi si vendesse a un prezzo più basso di quello di acquisto, incorrerebbero writedowns di quel debito e perdite da contabilizzare. 

Per ora tutti sono tranquilli, visto che i bilanci delle compagnie - grazie ai buybacks - sono splendenti e tutti si lanciano su bond con maturazione sotto i 5 anni, ovvero con rischio minore rispetto a curve più a lungo termine. Peccato che qualcuno non la pensi così e che questo qualcuno sia docente di finanza ad Harvard, la professoressa Victoria Ivashina, a detta della quale «questo è un business molto rischioso. Possono sbagliarsi? Sicuramente si stanno sbagliando». Vedremo chi avrà ragione. Sperate non la professoressa Ivashina. 

 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.