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SPY FINANZA/ Il "crollo silenzioso" dei mercati

Pubblicazione:mercoledì 30 settembre 2015

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Non so se ve ne siete accorti, ma la scorsa settimana gli indici azionari globali hanno vissuto il peggior calo dal 2008, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina. Ve lo dico perché a volte i mercati ribassisti, anche pesanti, non si sostanziano con gente che si lancia dalla finestra per il crollo di un giorno, ma cominciano sotto traccia: il 29 settembre del 2008 il Dow Jones crollò di 777 punti e tutti pensarono all'apocalisse, ma dal picco di inizio di quest'anno lo stesso indice è al ribasso di tre volte rispetto a quel risultato. 

Nei sei giorni di trading terminati la scorsa settimana, abbiamo assistito all'ottavo peggior calo del mercato azionario Usa in un solo giorno in termini di punti e al decimo più ampio crash della storia del mercato: tutti i maggiori indici Usa sono negativi dalla fine del Qe3. Eppure non c'è panico. La questione si aggrava se ampliamo lo spettro, ovvero se prendiamo in esame dieci dei mercati azionari più importanti al mondo. Negli Usa, il Dow Jones è in calo di oltre 2000 punti dal picco di mercato e il mese scorso il declino è stato di oltre 500 punti su giorni di trading consecutivi per la prima volta nella storia: non si vedeva tanta confusione sui mercato Usa dall'autunno del 2008. 

C'è poi la Cina, dove lo Shanghai Composite è crollato del 40% dai massimi, in contemporanea con l'indice manifatturiero del Paese ai minimi da 78 mesi. Il Giappone, dove il Nikkei è in ribasso di oltre 3mila punti dai massimi di inizio anno. La Germania, con il Dax in contrazione di oltre il 20% da quando la Bce ha dato vita al Qe e ora con la scandalo Volkswagen a pesare non poco sull'indice di Francoforte. Il Regno Unito, con le valutazioni in calo del 16% dal picco di mercato. La Francia, i cui titoli sono in ribasso del 18% dai massimi e la cui condizione macro è splendidamente riassunta dal secondo grafico, picco di disoccupazione storico! 

C'è poi il Brasile, i cui titoli sono sotto di oltre 12mila punti dai massimi di mercato e con l'economia entrata ufficialmente in recessione. Ed ecco il Bel Paese, la nostra Italia, in calo già del 15% sui massimi. C'è poi l'India, sotto di 4mila punti dai massimi e con l'export che preoccupa non poco per l'outlook economico del Paese. Infine la Russia, con il mercato in calo solo del 10% dai massimi, ma con la questione petrolifera che minaccia le prospettive di crescita e la stabilità dei conti pubblici. Insomma, in meno di due mesi i risultati sono stati i peggiori da sette anni a questa parte. Siamo testimoni della continuazione di downturns finanziari ciclici che occorrono ogni sette anni e che mantengono questo pattern da almeno 50 anni. 

Cominciamo con il 1966, un bel 20% di calo del mercato, poi nel biennio 1973-74 il mercato perse un altro 45%. Nel 1980 arrivò poi l'inizio della cosiddetta "hard recession", mentre il 1987 fu l'anno del crollo del Black Monday. E arriviamo al 1994, altro crash di mercato, poi l'esplosione della bolla tecnologica e l'11 settembre nel 2001 e infine l'esplosione della bolla subprime e la crisi finanziaria globale del 2008. In che anno siamo? Ah già, 2015. Sono passati sette anni. 

 

 


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