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Economia e Finanza

GRECIA AL VOTO/ I (nuovi?) sette "peccati" capitali di Tsipras

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Per l'elettore si tratta di scegliere il memo "sgradevole" perché è consapevole che nel futuro non sono previsti "sconti" finanziari. Di certo Meimarakis, il quale con un colpo di mano ha esautorato tutte le vecchie "baronie", ha già pronta la lista delle "bugie" che il suo avversario ha propinato ai greci. Si potrebbero definire i "sette peccati di Tsipras" che vengono elencati in qualsiasi discussione politica tra amici. 1) diminuzione tasse ed aumento di stipendi e pensioni – ma le pensioni sono state tagliate, e subiranno altri tagli; 2) "Con noi non si firmeranno altri Memorandum", sostenne Tsipras. Il risultato è noto a tutti. Nessuno invece si immagina le conseguenze future; 3) Lotta alla corruzione, inchieste sugli scandali finanziari, ma il suo governo ha votato una legge che "cancella" debiti e multe per alcune industrie ; 4) Tsipras ha sostenuto che la vittoria del "no" avrebbe portato un accordo "migliore". Oggi per l'opinione pubblica il Memorandum 3 è peggiore dei precedenti; 5) Non ci sarà alcun "capital controls", affermò il portavoce del governo dieci giorni prima che venisse decisa questa misura; 6) Non ci saranno nuove elezioni; 7) "Ci atterremo allo spirito della Costituzione", affermò Tsipras.

Alla fine, senza voto del Parlamento, il suo governo decise per il "capital controls" e per il "sequestro" dei fondi delle università e degli ospedali per pagare le rate del debito.

D'altra parte Tsipras sta reiterando lo stesso sbaglio. Di fronte alle difficoltà che comporta il governare, l'ex primo ministro si rivolge alla società e le chiede di assumersi la responsabilità di scelte che lui non è in grado di prendere. Difficile per un attivista anti-sistema seguire linee "borghesi". Chiede in altre parole che i greci diventino "corresponsabili" di scelte sbagliate. Pochi giorni prima, ad agosto, di decidere per le dimissioni, Tsipras aveva intenzione di chiedere la fiducia per il suo governo. Lo aspettavano scelte dure e dolorose. Ora sono soltanto rimandate. E la Grecia è nuovamente con le spalle al muro.

Il Fmi ha già fatto sapere che la prima "valutazione" è stata posticipata in ragione del periodo elettorale. L'Eurogruppo ha manifestato la sua paura che l'applicazione di quelle misure che sono la condizione per il pagamento di 3 mld ad Atene non avvenga in tempo. Nei primi cento giorni, cioè fino a fine ottobre, il nuovo governo dovrà far votare alcune misure di lacrime e sangue e avviare alcune privatizzazioni. E poi quale governo? Di centro-sinistra? Di centro-destra? Nessun leader per ora svela i suoi progetti.

L'unico dato certo è che nessun partito potrà governare in solitario. Eppure Tsipras spera ancora nella "autodinamia", che significa ottenere il 38% dei consensi. Numero stratosferico per il neo-Syriza che continua a perdere pezzi della sua organizzazione. Sette mesi di demagogia di nazional-sinistra non hanno insegnato nulla a militanti da sempre usi a definire strategie e teorie soltanto ipotetiche.

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COMMENTI
04/09/2015 - Inquieta molto (Moeller Martin)

Sicuro che i sette 'peccati' capitali siano riferiti a Tsipras e non a Renzi? Ma calzano anche a Berlusconi, Salvini o Grillo. Nelle vicissitudini greche ho sempre trovato inquietante l'identità di veduta tra la loro e la nostra classe politica e dirigente. P.S. Tsipras si è dapprima fatto eleggere promettendo falsità, poi ha indetto un referendum convinto di perderlo in modo da incollarsi alla poltrona ed ora ricorre ad elezioni anticipate per il suo personale tornaconto politico. In genere nei sistemi democratici l'abuso dei voti ottenuti viene punito con una sonora batosta.