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Economia e Finanza

GRECIA AL VOTO/ I (nuovi?) sette "peccati" capitali di Tsipras

Il vero scontro elettorale non è ancora cominciato. Il possibile avvio ufficiale dovrebbe essere il 14 di questo mese, quando Tsipras e Meimarakis si confronteranno. SERGIO COGGIOLA

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ATENE — "Una volta una rana vide un bue in un prato. Presa dall'invidia per quell'imponenza prese a gonfiare la sua pelle rugosa. Chiese poi ai suoi piccoli se era diventata più grande del bue. Essi risposero di no. Subito riprese a gonfiarsi con maggiore sforzo e di nuovo chiese chi fosse più grande. Quelli risposero: Il bue. Sdegnata, volendo gonfiarsi sempre più, scoppiò e mori. Quando gli uomini piccoli vogliono imitare i grandi, finiscono male". E' una favola di Fedro, che Syriza ha smentito. Per sette mesi lui, rana del 4%, è diventata il bue del 36%, ma ha continuato a ragionare come una rana che naviga nella sua piccola palude. Syriza è scoppiato nell'istante in cui la realtà gli ha imposto di assumersi delle responsabilità politiche.

Per sette mesi il problema principale di Tsipras era tenere unito il partito-caleidoscopio, conscio che nessuna delle promesse elettorali poteva essere mantenuta. E non si venga a dire che l'ex primo ministro non conosceva le posizioni politiche della "Piattaforma di sinistra" guidata da Panajotis Lafasanis. Il ministro, per intenderci, che promise 5 mld provenienti da Mosca come caparra per un metanodotto fantasma e che sostenne l'occupazione della Zecca di Stato e il relativo sequestro dei 22 mld di euro depositati. Da "soltanto avanti" a "vinceremo il domani". Cambio di slogan per il neo-Syriza. Meno battagliero del primo, richiama quello di gennaio ("arriva la speranza"). Forse è ancora troppo presto per dare una qualche solidità alle percentuali dei sondaggi, tuttavia i numeri di questi giorni dicono che i conservatori stanno recuperando consensi e i due contendenti sono quasi alla pari.

Tuttavia è dimostrato che "misurare" le intenzioni di voti di una società magmatica come quella ellenica è una impresa ardua. Lo dimostra il risultato del referendum – i sondaggi davano in vantaggio il "sì", poi si è visto come è andata. Il vero scontro elettorale non è ancora cominciato. Il possibile avvio ufficiale dovrebbe essere il 14 di questo mese, quando Tsipras e Meimarakis, il presidente di Nea Democratia, si confronteranno, si prevede in modo feroce, in un incontro televisivo. La loro strategia è tuttavia ormai chiara. Il primo chiede il voto per rafforzare la sua posizione soprattutto all'interno del suo partito-caleidoscopio, il secondo è alla ricerca di quei consensi dei moderati che, a gennaio, sono trasmigrati a sinistra.

Tsipras comunque continua a commettere lo stesso sbaglio: i suoi discorsi sono rivolti al suo "zoccolo duro" o di quello che ne rimane. Promette battaglia e ricicla "promesse" già udite a gennaio. Si azzarda anche ad affermare che è sua intenzione rinegoziare l'accordo di luglio. Meimarakis, sull'onda delle percentuali dei sondaggi, invece ha avuto persino l'ardire di definire il suo partito come "nuovo e vecchio". Sul "nuovo" ci sarebbe da scommettere, sul "vecchio" si potrebbe dire che ND non è un "usato sicuro".


COMMENTI
04/09/2015 - Inquieta molto (Moeller Martin)

Sicuro che i sette 'peccati' capitali siano riferiti a Tsipras e non a Renzi? Ma calzano anche a Berlusconi, Salvini o Grillo. Nelle vicissitudini greche ho sempre trovato inquietante l'identità di veduta tra la loro e la nostra classe politica e dirigente. P.S. Tsipras si è dapprima fatto eleggere promettendo falsità, poi ha indetto un referendum convinto di perderlo in modo da incollarsi alla poltrona ed ora ricorre ad elezioni anticipate per il suo personale tornaconto politico. In genere nei sistemi democratici l'abuso dei voti ottenuti viene punito con una sonora batosta.