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Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Anche gli Usa frenano e l'occupazione spaventa la Fed

Barack Obama (Infophoto)Barack Obama (Infophoto)

Detto fatto, la percentuale di esperti che vede possibile un rialzo già questo mese è salita dal 26% al 32%, mentre per dicembre siamo al 60%. Chi non sembra avere dubbi sulla tempistica di un rialzo dei tassi Usa è il presidente della Fed di Richmond, Jeffrey Lacker, a detta del quale i tempi sono maturi per un aumento di un quarto di punto: “E' tempo di allineare la nostra politica monetaria con i significativi progressi raggiunti. Il maggior argomento a favore del rialzo è nel rafforzamento della spesa dei consumatori, è improbabile che se oggi uscissero dei dati deboli sull'occupazione ciò possa alterare materialmente il quadro generale dell'occupazione o le prospettive della politica monetaria”. Per il presidente della Fed di Richmond, dunque, “i miglioramenti nel mercato del lavoro attesi dalla Fed per alzare i tassi si sono materializzati, anche perché i recenti sviluppi in Cina sembrano avere un impatto diretto piuttosto limitato sui fondamentali dell'economia Usa”.

E c'è da considerare un'altra variabile: i mercati cinesi riapriranno lunedì, dopo due giorni di chiusura per le celebrazioni della vittoria sul Giappone nella Seconda Guerra Mondiale, mentre la Borsa americana resterà chiusa proprio lunedì per il Labor Day: “Gli investitori statunitensi potrebbero quindi effettuare delle vendite per non restare esposti alle eventuali turbolenze cinesi”, ha affermato un trader. Insomma, pura strategia e, non a caso, Wall Street ha aperto in pesante ribasso su tutti gli indici. Io però voglio darvi un paio di dati in più, rispetto a quelli ufficiali.

Primo, come ci mostra questo grafico, il tasso di disoccupazione può essere un indicatore fuorviante. Al di là dell'abbassamento della partecipazione alla forza lavoro, infatti, c'è da considerare un'altra variabile, ovvero il cosiddetto tasso U6, che include chi cerca lavoro ma è scoraggiato e ha smesso di farlo, oltre a chi ha un lavoro part-time e non riesce a trovarlo a tempo pieno. Questo tasso è ancora a un allarmante 10,4%, parliamo di 17 milioni di americani e dopo sei anni di stimolo della Fed e formale ripresa economica (almeno così ce l'hanno spacciata Corriere, Stampa, Repubblica e Sole24Ore) non mi pare un dato né incoraggiante, né normale. E' inusualmente alto. Di più, le dinamiche salariali sono stagnanti, altro dato che smentisce la vulgata ottimista di chi guarda solo ai dati ufficiali. Il paycheck del lavoratore americano medio è salito solo del 2% dal 2010 ad oggi, contro la media di quasi il 4% che accompagna storicamente i cicli di espansione dell'economia. E nonostante le dotte analisi di economisti e lo stesso Beige Book della Fed, l'abbassamento del tasso di disoccupazione ufficiale non ha visto un contemporaneo aumento nelle dinamiche salariali. Anzi. E c'è di più ma questo sui titoloni dei giornali domani non lo leggerete.


COMMENTI
06/09/2015 - Condivido. (Paolo Triberti)

Leggo i suoi articoli da molto tempo, e devo dire che non sono sempre d'accordo con lei, ma, in questo caso, condivido in pieno la sua tesi; anzi ho consigliato i suoi articoli anche ai lettori del mio blog: www.blogbianco.it. Mi permetto di farle un solo appunto, mi piacerebbe trovare negli articoli maggiori dettagli riguardo alle fonti dei grafici e delle notizie che lei riporta, sarebbe utile. Complimenti e cordiali saluti. Paolo Triberti www.blogbianco.it