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FINANZA/ Tasse e ripresa, la ricetta di Renzi non funziona

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Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia (Infophoto)  Pier Carlo Padoan, ministro dell'Economia (Infophoto)

Matteo Renzi ha detto che andrà avanti con i tagli fiscali: quest'anno toccherà agli immobili abolendo l'imposta sulla prima casa, l'anno prossimo alle imprese e nel 2017 alle persone fisiche. Se l'obiettivo principale è spingere la congiuntura per linee interne, le debolezze mostrate dalla dinamica della domanda avrebbero dovuto far invertire le priorità: prima le imprese, dando una spinta agli investimenti, poi le persone fisiche, infine la casa. Con tutta probabilità l'efficacia economica sarebbe stata maggiore, forse sarebbe stata inferiore la ricaduta politica, ma alla fine, anche agli effetti del consenso politico, è sempre meglio creare più posti di lavoro che raggranellare qualche voto sulla base di reazioni emotive.

In ogni caso, politiche di sostegno fiscale sono cruciali, il problema è come finanziarle. Tagliare troppo la spesa crea effetti recessivi che nessuno vuole, farlo in deficit fa esplodere un debito che continua a salire. Padoan si rende conto che occorre un cambio di passo, ancor più se sono vere le previsioni della Bce e se la Federal Reserve aumenta i tassi di interesse nella riunione del 16-17 settembre. Può darsi che rinvii la scelta a fine anno, come molti dicono, comunque anche gli ultimi dati sull'occupazione americana lasciando aperte tutte le possibilità. 

Una cosa sembra certa: gli Stati Uniti, anche grazie a una ripresa che continua ormai da oltre cinque anni, stanno imboccando il ritorno a una politica monetaria ordinaria, cioè tassi positivi e rientro dal quantitative easing. La Bce ancora non può farlo, anzi aumenterà l'acquisto di titoli per puntellare una crescita asfittica della zona euro. Ma il segnale che verrà dalla Fed, insieme al rallentamento dei mercati emergenti, pone all'Europa l'esigenza di camminare sulle proprie gambe. Padoan conta su questo non solo per convincere la Germania a scegliere una politica espansiva, ma anche per ottenere flessibilità dall'Unione europea. Può darsi che ci riesca; sarebbe azzardato, però, basare i parametri della prossima finanziaria solo su questa speranza che potrebbe trasformarsi presto in una beata illusione. 

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COMMENTI
06/09/2015 - Africani e famiglia (fabio sansonna)

Non solo, per finire sulla Boschi e Renzi, ma gli africani arrivano qui con un solo punto fermo rimasto nella loro vita: la famiglia. E arrivano qui trovando Boschi e Renzi, la fatina e mago Zurlì, che insistono su presunte priorità come le leggi sulle unioni civili che contraddicono il valore rimasto nella loro vita, la famiglia. Accogliere non vuol dire sbattere in una tendopoli, ma adattare le leggi e la società alle esigenze e ai valori di chi si accoglie. Questo di Boschi e Renzi è il peggior saluto di benvenuto che gli africani possano ricevere in Italia.

 
06/09/2015 - Renzi , Boschi e i migranti (fabio sansonna)

Il ministro Boschi ieri ha promesso la legge delle unioni civili entro metà ottobre, e con quel suo fare da fata turchina, lasciava intendere che lei è tanto buona, ma ci sono dei cattivoni che potrebbero fare ostruzionismo impedendole di essere buona come la Fatina di Collodi... Sosteneva poi che bisogno essere moderni e in linea con l'Europa. 1) non si capisce in base a quale legge un qualsiasi cittadino oggi dovrebbe dire di preferire la civiltà moderna a qualsiasi altra società del passato, viste le gravi criticità a cui ci hanno portato la cultura e la civiltà moderna (leggi enciclica del Papa Laudato si'). Essere moderni è obbligatorio per essere cittadini italiani e da quando? 2) a proposito di Europa, forse la ministra era ancora in vacanza, c'è stato di recente un dibattito sulle scuole paritarie e questa è una priorità di allineamento con l'Europa da decenni, di cui nessuno vuol parlare. In Europa le scuole paritarie sono sostenute parzialmente o totalmente (vedi Olanda al 100% dallo Stato: vogliamo parlarne di non esser più il fanalino di coda in Europa? Non solo: oggi il Sussidiario riporta che in Italia non c'è lavoro, tanto meno per i migranti, in Germania e Francia sì, e quindi i siriani dicono esplicitamente quel che gli africani dicono da anni: in Italia non ci andiamo, o per lo meno non ci restiamo. Vogliamo essere in linea con l'Europa?