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G20/ Pil e riforme, la Cina chiede "credito"

Pubblicazione:domenica 6 settembre 2015

Lu Jiwei, ministro delle finanze cinese (Immagine dal web) Lu Jiwei, ministro delle finanze cinese (Immagine dal web)

La Bce ha rivisto le sue previsioni sull'eurozona proprio alla vigilia dell’incontro. Anche se i segnali che provengono dalle economie del Sud, come l’Italia, sono incoraggianti, rimangono le perplessità sulla sua robustezza quando si nota che l’attuale quadro congiunturale riflette una serie di circostanze particolarmente favorevoli e difficilmente ripetibili in futuro: il prezzo del petrolio a livelli particolarmente bassi, la politica monetaria della Bce iper-accomodante e il tasso di cambio dell’euro particolarmente vantaggioso per l’export rispetto agli anni scorsi.

 

Il G20 si tiene in Turchia: una delle molte "frontiere" geopolitiche odierne. Quanto pesano sull'economia globale - europea anzitutto - le molte "linee di frattura" che attraversano il pianeta?

 La più grande linea di frattura, oggi, è la crescente delusione dei turchi nei confronti dell’Europa aggravata da quanto sta accadendo, proprio in questi giorni, ai rifugiati. In questo paese sono stati accolti negli ultimi anni circa 2 milioni di rifugiati, per lo più dall’Iraq e dalla Siria senza chiedere alcun aiuto internazionale e nonostante la fragilità economica e politica del paese stesso. In realtà, questa fragilità sta crescendo. Le elezioni politiche anticipate si terranno il primo novembre, circa due settimane prima del Summit del G20, e l’esito appare tutt’altro che scontato. Nel frattempo, il dinamismo dell’economia turca si va arrestando, mentre si accrescono gli elementi di vulnerabilità.

 

Lei è tra i pochi esperti mondiali regolarmente invitati al G20. Che idea si è fatto di questo foro internazionale?

Il G20 è l’unico foro internazionale dove le economie sistemiche avanzate ed emergenti possono dialogare. In tempi di crisi, il dialogo porta ad azioni congiunte, come è accaduto all’apice della crisi finaziaria internazionale nel 2007-08. In altre circostanze, dove le prospettive economiche dei suoi membri sono più differenziate, il G20 aiuta a comprendere come le autorità nazionali interpretano ed affrontano i problemi economici e finanziari. Per esempio, in questa riunione c’era molta attesa per la presentazione della delegazione cinese. Credo, però, che se il G20 intende mantenere il suo ruolo di direttorio per le questioni economiche mondiali debba trovare un miglior compromesso tra i problemi del momento, naturalmente importanti e che naturalmente popoleranno la sua agenda, e le questioni di medio periodo che determinano la crescita sostenibile dell’economia mondiale. Un esempio è come l’economia "verde" può trasformarsi in una grande opportunità di crescita. Analogamente, vi è la questione di come finanziare la grandi infrastrutture con l’aiuto del privato ma sotto la supervisione del pubblico. Proprio questo tema è stato approfondito. Vedremo se e quali fatti seguiranno.



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